Trai vantaggio dai consigli che un saggio mette egli stesso in pratica (Hazrat Ali)

Trai vantaggio dai consigli che un saggio mette egli stesso in pratica (Hazrat Ali) Il prezzo della conoscenza è la responsabilità di condividere (Anonimo)

martedì 31 luglio 2012

BUONE VACANZE


CI VEDIAMO A SETTEMBRE BY LuisLuce

MUSICA PER DISTRUGGERE LE MICRONDE NOCIVE:

Telefonini, Tv, ecc) by G.S




Frequenze, la risonanza di Schumann
La risonanza di Schumann è un'onda elettromagnetica stazionaria che esiste nella cavità elettromagnetica della terra, meglio identificata nello spazio che intercorre tra la superficie del globo terrestre e la sovrastante ionosfera. Questo tipo di onde non sono presenti in natura, ma si manifestano in seguito ad eventi naturali. In particolare sembrano essere connesse con l'attività elettrica dell'atmosfera, specialmente durante temporali con intensa attività di lampi e fulmini. Durante questa fase si manifestano fenomeni di ionizzazione che generano varie frequenze elettromagnetiche, da 7 a 45 Hz. Le proprietà di queste frequenze furono studiate per la prima volta tra il 1952 e il 1957 dal fisico tedesco W.O.Schumann.
In particolare la frequenza di 7;8 Hz, che risulta essere la più intensa, dagli studi intrapresi sembra rivelarsi la più idonea a circondare e coadiuvare un ambiente dove esiste vita. Difatti, risulta che gli esseri viventi che sono cresciuti e si sono evoluti in questo ambiente elettromagnetico naturale hanno una sviluppata intelligenza e vivono in una perfetta armonia con l'ambiente circostante.
Da quando è iniziata la vita, la terra ha circondato ogni cosa vivente con questa frequenza o pulsazione naturale. L'uomo moderno con le sue attività genera e crea una enorme quantità di onde elettromagnetiche, dalla bassa frequenza, (esempio tralicci alta tensione a 50 Hz), alle microonde emesse dai telefonini e dai satelliti artificiali, queste risultano dannose per l'organismo umano. Ormai su questo sono concordi gli scienziati di tutto il mondo, questa miriade di onde, si sovrappone e annulla l'effetto benefico della onda di Terra a 7,8 Hz, descritta prima e nota come onda Schumann.
La assenza dell'onda Schumann e il bombardamento continuo da elettrosmog può causare nell'individuo senso di spossatezza, stress, affaticamento, senso di vertigine, disturbi dell'equilibrio psico-fisico, malesseri e astenia.
La ricerca di laboratorio sull'utilizzo della onda Schumann prodotta artificialmente ha dato dei risultati sorprendenti: Esponendo cellule viventi a questa onda (7,8 Hz), queste aumentano le loro difese immunitarie, e diminuiscono l'assorbimento di sostanze chimiche tossiche, in più risultano meno sensibili agli effetti dannosi dell'elettrosmog.
Da questa esperienza i ricercatori preposti ritengono che producendo un impulso, o onda a 7,8 Hz (onda di Terra),con un generatore di campo scalare ( generatore di onda Schumann), che riproduce la naturale pulsazione terrestre, possiamo contrastare gli effetti nocivi dei campi magnetici artificiali con notevoli benefici sull'individuo sia sullo stato psico-fisico che a livello cellulare.Tutti sappiamo quanto siano riservate le informazioni sulle imprese spaziali, ma da indiscrezioni sembra quasi con certezza che le navicelle spaziali abbiano al loro interno un generatore di onda Schumann, al fine di creare dentro la famosa "onda di Terra"a 7,8 Hz, con lo scopo di riportare anche all'interno del veicolo spaziale una condizione terrestre, mancante nel cosmo, benefica e coadiuvante che serve a mantenere un corretto stato emozionale e psico-fisico degli astronauti, con benefici evidenti sulla salute della persona e di conseguenza un pieno successo delle missioni spaziali medesime.By Giuliano Scolesi

lunedì 30 luglio 2012

ATLANTIDE E VENEZIA



 Esiste un Mystero molto intrigante su Venezia - la mia città - al quale sto lavorando da anni: nell'isola di Torcello c'è una sconcertante pietra, incisa a bassorilievo, assicurata con ganci metallici a un muro della piazzetta.





Vi sono esposti anche diversi altri reperti antichi - alcuni d'epoca romana, altri molto precedenti - dal momento che sulla piazzetta si affaccia il museo di quest'isoletta che, com'è noto, fu il primo insediamento dei popoli che avevano trovato rifugio nella laguna durante la fuga dai barbari. In quest'anfratto lagunare, dove oggi risiedono solo 24 persone, un tempo venivano fabbricate le navi della Serenissima, quando l'
Arsenale di Venezia (il più antico del mondo) non esisteva ancora. Torcello esisteva infatti molto prima di Venezia, e la Cattedrale di Torcello - evidentemente ispirata a quella di Santa Sofia di Costantinopoli - è la più antica d'Europa.

Per tornare alla pietra esposta, si tratta di una specie di "tondo", di circa trenta centimetri di diametro, inciso in tal guisa da farmi sobbalzare appena lo vidi la prima volta: non potevo credere ai miei occhi! La
planimetria di Atlantide! Per lo meno quella descritta da Erodoto e da Platone...
Incredibili scoperte sono scaturite dalle mie ricerche successive, che mi hanno portato a una probabile origine di Venezia, completamente diversa da quella ufficialmente nota.
Tra l'atro, durante una conferenza (6 dicembre 1981) tenuta dal parroco della
Chiesa di San Nicolò dei Mendicoli (a Venezia), dopo il restauro grazie al Fondo Inglese e al Governo Italiano, ebbi modo di sentire con le mie orecchie che non ero l'unica a pensarla in modo "non-ortodosso", per così dire... Il tema era: "Dalla Mendìgola all'approdo delle origini vere di Venezia".
Dagli appunti presi al tempo, dai colloqui col sacerdote
(1) (che dopo poco fu mandato altrove...), dai suoi studi e dai particolari citati nei suoi scritti e documentati da foto, emerge quanto segue:

È molto diffusa l'ansia di conoscere le origini di Venezia: ricerche di Istituti Universitari nelle isole e "barene" di Torcello, affermazioni di supposti agganci romani, studi di toponomastica, biblioteche intere di volumi su Venezia e la sua storia non avrebbero dato la notizia che tutti desideriamo, cioè che Venezia è una città che - per determinati elementi - risale a precisa epoca. Siamo infatti persuasi che tessuto edilizio, sociale, religioso, folkloristico e soprattutto artistico potrebbero offrire segni di precise collocazioni non solo nello spazio, ma anche nel tempo.
Sembrerebbe proprio che la "Venezia Storica" sia un'altra e che quella che tutti conoscono sia invece la "Venezia Cristiana", così ristrutturata e battezzata dall'opera di fervorosi cristiani del secolo V e VI d.C., con la chiusura di tutte le opere mitologiche, specialmente nei templi e luoghi sacri; opera, che protraendosi sino a tarda epoca e cioè sino a tutto il 1700, ha reso del tutto irriconoscibile la Venezia arcaica.



VENEZIA ARCAICA? SÌ, CERTO!
Facciamo pure un brevissimo excursus toponomastico: Burano è nome iranico e significa Eufrate; Sile è nome che ripete quello di un fiume egiziano; "Mendìgola" nel significato di "barca", si rifà a Minasse, dal quale derivano i vari "mìnoa" o "porticcioli". E vari altri nomi che noi siamo soliti usare familiarmente come "Medoàco", "Mandracchio", ecc.
Prima di dare un'occhiata alla città, compreso San Marco con i suoi cavalli, è necessario analizzare questa chiesa. Per considerarla obiettivamente bisognerebbe però compiere il gesto che fanno coloro che si accingono a entrare in una moschea: quello cioè di toglierci certi schemi della storia dell'arte e accantonare per un momento anche gli stessi schemi di lettura religiosa; avverrà per i ricercatori quanto è capitato a qualcuno: la visione di un fatto nuovo di un'autentica verità.
Questa chiesa, spogliata delle sue strutture lignee dorate come lo fu nel 1902 - data legata alla caduta del campanile di San Marco - come la presentano foto d'archivio della Sovrintendenza, si rivela con i suoi armoniosi ed eleganti archi ornati di fasce nei colori dell'ocra e del verde e di ampi motivi floreali.
Allora non pare plausibile che nel 1400-1500 ci si fosse preso il lusso di coprire con archi di legno le splendide arcate originali.
Ed è qui che il discorso si ferma - per quanto riguarda la descrizione d'una chiesa medioevale, d'una iconografia che non corrisponde ai canoni di una lettura cristiana - per aprirsi invece a una lettura completamente diversa che, per essere confortata da troppi elementi emersi qui e altrove, mi permetto per amore di chiarezza di presentare articolata nei seguenti tre grandi tempi: Tempo antico (2000 a.C.?); Tempo medio (dall'VIII sec. a.C.); Tempo recente (dal VII sec. d.C.).
Quanto segue è semplicemente presente non solo in questa chiesa, ma anche in tutti quegli edifici di Venezia e isole, che stilisticamente sono attribuiti al romanico, o al gotico, o al rinascimento, o al classico o anche allo stesso stile barocco.
Innanzi tutto un contesto: Pare che un'emigrazione dalle isole dell'Egeo e in particolare dalle Cicladi, che facevano capo a Creta, sia giunta nelle lagune venete a partire dal 2000 circa a.C.
Sono tempi in cui i faraoni d'Egitto (Regno medio, XI e XII dinastia, Sesostri, ecc.) tengono rapporti commerciali e culturali con l'impero minoico e quindi con Creta, la cui capitale è Knossos/Cnosso. Riferendoci a Creta, e quindi a un famoso popolo dei mari, appare facile capire come mai la Venezia sia costruita con quella tecnica consumata che ha permesso alla città di superare ogni fenomeno geodinamico e giungere intatta sino a noi.
Questa gente immigrata in massa, era organizzata nei clan o in piccole tribù. Così è facile vedere come ogni clan occupi la sua isola, costruendovi - secondo le esigenze comuni a questa gente - prima la residenza del Principe, poi quella del clan, quindi la torre di preghiera.

Caratteristiche costruttive comuni e quindi riscontrabili in ogni edificio da loro costruito sarebbero le seguenti:

Per la residenza del Principe (luogo anche d'incontro della Comunità, che poteva assistere anche ai sacrifici agli dèi): all'esterno la presenza di vestiboli, all'interno dispositivi per la separazione di sessi con distinzione precisa per delle zone riservate alla Comunità; presenza di matronèi, abside e finestra di presentazione per il principe nel fondo abside, dove veniva a trovarsi anche la zona sacra agli dèi.
L'edificio orientato con l'abside a est e facciata a ovest; misurazioni sui multipli del tre, del cinque e del sette; arcate a tutto sesto e arcate acute (sarà interessante scoprire la funzione dell'arcata acuta, che sarà poi recepita e usata in modo completamente diverso).
All'esterno ornamenti che si riferiscono al culto del toro, e che quindi danno subito l'idea di edificio sacro: alludo a volute vagamente a semicerchio, che altro non sarebbero che stilizzazioni delle corna taurine.
Per la residenza del clan: la costruzione si svolge amplissima, a pianta centrale, abbondanza di cortili, logge e passaggi coperti (chiostri), ecc.
Adiacente alla residenza del clan, vi è per lo più la residenza stessa del Principe.
Per la torre, la costruzione si snoda a campate interne alte di solito tre metri, con travi poggianti su mensole (barbacani) marmoree. All'esterno, il coronamento a cuspide - affiancata da quattro cuspidine agli angoli, oppure a doppio spiovente oppure a dado - permetteva forse di essere ben individuata da lontano dai naviganti che potevano senza incertezze imboccare il canale giusto che permetteva l'accostamento alla residenza rispettiva. È forse una neo-ziqqurat?

I minoici erano gente molto ricca (erano possessori di miniere d'oro), per cui avrebbero portato nelle lagune tesori immensi mantenendo con la madre patria non solo rapporti affettivi, ma anche commerciali; hanno potuto costruire qui con abbondanza di materiali pregiati come lapislazzuli, metalli, ecc.
La tecnica usata nelle rappresentazioni sarebbe quella dell'incavo o del castone, dell'incisione, della glittica. La finezza delle opere apparirebbe tale da non escludere l'uso di strumenti per l'ingrandimento ottico dell'immagine.
In una non ben precisata epoca, un fenomeno marino di enorme portata avrebbe messo in crisi l'esistenza di questo popolo; si tratterebbe di un'alluvione alta non meno di sei metri sul livello medio.
Il fango e la creta avrebbero coperto ogni cosa penetrando in profondità in tutte le incisioni murarie fuori e dentro gli edifici, coprendo così i cicli narrativi che erano evidentemente i libri di scuola di quei popoli.
Fango e creta profondamente penetrati nelle pareti vi sarebbero rimasti così per secoli, concorrendo - a causa dei sali presenti - ad un processo chimico di trasformazione che fece sì che il materiale alluvionale, non solo si pietrificasse, ma prendesse anche l'aspetto decolorito del muro su cui poggiava.

SECONDA IMMIGRAZIONE
L'impero minoico - invaso dai Barbari "ante litteram" (gli Elleni) - nel 1400 venne messo in ginocchio. Cnosso conquistata, reggia e palazzi incendiati: una vera distruzione.
Sorge nel continente Micene, espressione della forza ellenica e della bellezza minoica.
Nel 1100 circa gli Elleni, ossia i Greci, vanno alla conquista di Troia e nell'VIII secolo iniziano quella colonizzazione al di là del Mare Egeo e dell'Adriatico che li conduce a fondare la "Magna Grecia" e a spingersi anche oltre le foci del Po.
Una di queste punte sarebbe giunta nelle lagune lasciando inconfondibili le impronte della sua presenza nelle colonne con capitelli ionici e corinzi e negli edifici che altrimenti non si potrebbero spiegare.
Sia i Minoici che i Micenèi sono popoli religiosamente legati ai culti comuni a tutto il Medio Oriente: il culto dei morti, della barca, del serpente, della dèa madre, del toro e, forse, della Vergine nel cielo.
Particolarmente ricco il culto dei morti con relativi riti di esequie: i Minoici seppellivano i morti dopo aver usato anche l'imbalsamazione; i Micenèi, invece, li bruciavano, collocando le loro ceneri in vasi di vetro che riponevano nei tabernacoli.
I Micenèi giunti nelle lagune non pensano affatto di disidratare i muri dal fango, ma stendono sulle stesse pareti - con la tecnica dell'affresco - gli stessi cicli rappresentativi delle loro credenze, che seguono l'impianto di quelli coperti.
Particolare interesse può suscitare il fatto che sarebbero proprio i minoici il popolo che accoglierà nelle proprie isole i terrafermieri fuggiaschi a partire almeno dal V secolo d.C. con un tocco ancora più generoso e più ampio nel secolo VII, quando giungono i cristiani con i loro Vescovi e con le Sante Reliquie.
Evidentemente, l'impatto tra cristiani e pagani è del tutto pacifico, sebbene il paganesimo fosse ormai in piena decadenza avendo cominciato forse a subire i colpi dai cristiani della prima ora, che erano molto probabilmente i fervorosi nepoti dei cristiani istruiti e battezzati dagli stessi Apostoli SS. Pietro e Paolo.
Il cristianesimo veniva visto come dottrina superiore e liberatoria dalle paure degli dèi adirati e dalle favole impressionanti ed i pagani, che si vergognavano di essere ancora adoratori di animali, rimasero affascinati dal prestigio che alla religione cristiana avevano dato i martiri, e continuavano a dare i Vescovi con la loro sapiente dottrina.
Non dimentichiamo che nel IV secolo le regioni che vanno dal Piemonte alla Lombardia al Veneto, sono ormai cristiane; S. Andrea di Vercelli, S. Massimo di Torino, S. Ambrogio, S. Girolamo, saranno per sempre stelle fulgide per la Chiesa d'Occidente.
Allora sarà possibile che, proprio con entusiasmo di popolo, a partire almeno dal VII secolo, ci si sia impegnati a coprire ogni rappresentazione mitologica, con l'uso di qualsiasi materiale cementizio: gesso, calce, marmorino, intarsio marmoreo, ecc.
Nella chiusura saranno interessate innanzitutto le immagini offensive della fede o giudicate non lecite, mentre si opterà per un riutilizzo - con significato diverso - di tutto ciò che sarà possibile conservare.
L'operazione, iniziata agli albori del Cristianesimo in Venezia, continuerà quasi a tappe sino a tutto il 1700; il che significa che non sempre si avevano a disposizione materiali e artisti, e che la massa d'opere era immensa al punto che moltissime di queste, che noi siamo soliti attribuire all'epoca classica del '500, altro non sarebbero che opere originali fortunosamente sfuggite all'azione dei mimetizzatori.
Ora è più facile capire la cronaca là ove è scritto che attorno al 1.000 Venezia era tutta un cantiere: così il Galliciolli.
Infatti i cristiani solo a tempi lunghi poterono avere a disposizione un alloggio decente.
Essi, venuti dalla terraferma, fuggiaschi, privi di tutto, avevano dovuto sistemarsi in case di tavola e paglia (i famosi "casoni"); poi, attorno al 1000 - appunto - riusciranno a costruire le loro casette familiari o a schiera, o in calle oppure a campiello. Nei grandi palazzi dei clan si erano forse sistemate le grandi famiglie patrizie come i Ca' Giustinian, i Ca' Roman, i Ca' Vendramin, ecc.
Gli incendi, di cui tutte le cronache di Venezia riferiscono anche le date (1105, 1114), altro non sarebbero che roghi festosi con i quali si celebrava l'entrata ormai nei palazzi e ancor di più nelle chiese: sarebbero i fuochi celebrativi della Venezia rinata alla fede cristiana.
Si può quindi accettare il 25 Marzo del V secolo, come primo esercizio liturgico nella prima chiesa di San Giacometo, da pagana diventata cristiana.
La vita civile va assumendo una fisionomia sempre più consona alla Fede, cui concorre l'opera degli stessi dogi. Si continua l'attività commerciale con l'Oriente e Venezia si muoverà tra le isole dell'Egeo come sorella tra sorelle di palazzo.
In questo contesto mi pare che difficilmente si potrà dare ragionevole credito ad una storia dell'arte che per Venezia è fatta con una scadenza di stili poco più che centenaria.
Lo stile è frutto di esigenze di vita: ora ogni cambiamento di stile suppone una trasformazione o un trauma o una metamorfosi collettiva di un popolo, che solo a distanza di millenni si può riscontrare.
Detto tutto questo come impostazione generale, veniamo ora a vedere se questa chiesa e altri monumenti cittadini offrono prove dell'argomento.
La
Chiesa di S. Nicolò, nella fase primitiva - ossia antica - appare tutta scolpita dentro e fuori. La costruzione ha riferimenti precisi alla "barca dei morti", ossia alla "barca del Sole", che va da Oriente a Occidente. Infatti, se vediamo la chiesa rovesciata, osserviamo che il tetto fa da chiglia, che le arcate con colonne sovrapposte sarebbero rappresentazioni del seno materno della Terra con tanto di monumento funebre, sui morti rappresentati nella scultura delle pareti: si sa che attorno al 3000 a.C. veniva data ai morti sepoltura con collocazione fetale.
La chiesa presenta uno sghembo (inclinazione) ben visibile anche nella gondola; al tetto vi è una ruota piena in funzione di puleggia d'armamento; una delle arcate è sostituita da una soglia (architrave), probabile porta di entrata dei morti.
Dalle zone riservate alle donne e alle donne era possibile vedere - dipinta sopra una grande tavola - la barca del defunto, sostenuta da quattro colonne all'altezza o al posto dell'attuale iconostasi. Oltre queste colonne il mègaron o sala di accoglienza, chiusa da sedili di legno istoriati con la tecnica dell'incisione, a due metri dal mègaron vi è la zona sacra (attuale presbiterio) indicata da corna di consacrazione che affiancano l'altare.
Dietro l'altare, nel fondo dell'abside, la finestra di presentazione dalla quale il Principe assisteva ai sacrifici: la principessa vi assisteva dal matroneo nel fondo della chiesa (attuale cantoria).
Che gli uomini partecipassero da zona separata da quella delle donne, fa fede il fatto che la transenna di separazione era ancora in piedi nel 1580.
Tutta la chiesa aveva livelli diversi degli attuali: dai 50 centimetri nelle navi, si arrivava a 90 in crociera e a 1 metro e 20 all'abside sotto l'attuale pavimento.
La zona delle cappelle era segnata da stanze alternate a cortili-luce interni.
Vi era un altare per ogni settore di persone, ove si potevano porre resine ed incensi sino a coprire le immagini scolpite o incise sopra l'attuale mensa.
A Pellestrina (un'isoletta vicino a quella del Lido di Venezia) l'altare è anche affiancato da due rappresentazioni di faraone spiritualizzato. All'esterno vi erano due vestiboli: uno per gli uomini e uno per le donne. In facciata, le sale mensa e i servizi di cucina. L'alluvione preistorica è qui presente con il fango sino a quota superiore i cinque metri in presbiterio.

SECONDA EPOCA
Nell'epoca media, i Greco-Minoici vengono a Mendìgola. Notiamo che questa isola è la più a Ponente tra quelle del centro storico. A quanto pare si svuota la chiesa dal fango che si depositava appena fuori, in campo, così da formare quella montagnola che sarà lamentata dai Gastaldi del 1500 in Pregàdi. Le pareti vengono ornate di affreschi con la ripetizione delle rappresentazioni funebri o di vita in relazione all'uso di zona; per esempio, nel giro dell'abside è presente la scena dei sacrifici e della sepoltura.
Ci si accorge però ben presto della fragilità degli affreschi.
Per rappresentare al vivo la barca, si ricorre allora all'uso del legno e si costruiranno le centine, che portano maschere di mummie o dignitari di corte con tanto di vestiti a fiori in viaggio verso il Creatore, mentre le prefiche - con cenni - indicano l'Occidente come luogo di pace e di riposo, e lanciano per aria grida lugubri di lutto e di pianto.
Le centine - in legno e ornate di finissima trina d'oro - sono collocate in senso traverso a formare cinque campate, mentre il grande tavolone della barca viene tagliato ad arco per collocarvi al suo posto le statue del Principe defunto attorniato da persone in pianto. Vi è anche il barcaiolo, che con una lunga pertica scandaglia il fondo del canale.
Il rialzo dei pavimenti aveva necessariamente comportato la sopraelevazione della tribuna. La si rialza quindi di un metro e venti e la si affianca con quattro colonne corinzie sulle quali è steso un baldacchino sormontato da conchiglia fiorita su cui sovrasta la croce cretese dorata.
Anche nel mègaron, la sostituzione del tavolone aveva comportato la sostituzione delle due colonne centrali di supporto, che avrebbero costituito una disarmonia per il rialzo dei livelli.
La sostituzione si fa collocando a sostegno dell'iconostasi sei statue longilinee in funzione di cariatidi.

TEMPO RECENTE
Tutto il territorio veneto a partire dal V secolo d.C. è sotto pressione dei Barbari. Neppure Aquileia resiste e con essa sono travolte Oderzo, Jesolo, Equilio, Altino e tutte le cittadine e paesi di un territorio pieno di vita.
Nel secolo VII l'invasione fu tale che a decine di migliaia i terrafermieri scapparono rifugiandosi nelle isole assieme ai loro Vescovi e Santi.
Inizia nelle isole quella trasformazione cristiana che a Mendìgola è presente in modo più eloquente.
La prima trasformazione del monumento della "barca" si fa trasformando le centine lignee adattandole alle arcate laterali. I dignitari di corte diventano gli Apostoli, le rispettive prefiche gli angeli, e perfino l'iconostasi cambia la sua fisionomia quando al posto del grande capitano della barca dei morti si colloca un Crocifisso dipinto su tavola.
Evidentemente, l'operazione iconostasi si fa alquanto più tardi o forse verso il 1200, quando la statua del principe è adattata a fungere da statua di S. Nicolò. Le statue cariatidi vengono ricoperte dalle eleganti colonnelle, mentre tutte le colonne delle navate vengono ricoperte di gesso e calce.
Si mimetizzano anche gli affreschi ricavando da figurine originarie le immagini di Santi come avviene all'abside, ove al centro si riesce a ricavare l'immagine del primo Patrono S. Lorenzo martire rinchiudendo due volti entro un'aureola.
Come già detto, anche per la povertà della gente che vive di pesca, di caccia e di ortaglie, l'operazione si svolge sui tempi lunghi. Coperte le pareti, intarsiati gli altari, messo nelle "tolelle" sopra le mense, si giunge al 1550 per rivestire la chiesa di quadri con le storie dell'Antico e Nuovo Testamento, ossia con la Bibbia dei poveri, al 1500 per la chiusura della "Porta di Presentazione" per ricavarne una nicchia per la statua del Patrono.
La loggia-matroneo diventa sede dell'organo e nel 1700 la cappella con l'altare funebre della zona degli uomini diventerà altare del Sacramento.
All'esterno il vestibolo di facciata diventa fin dal 1000 la nuova sede o "schola" dei pescatori; il vestibolo laterale sarà demolito nel 1700 con un seguito di critiche che hanno dato al Tassini il motivo di ricamare la leggenda delle tre statue di pietra tenera collocate in nicchie pagane da prè Zaniol.
La sala mensa era diventata - assieme alle altre stanze tra facciata e campanile - un desiderato rifugio di suor Sofia o suor Agnese, un gara che intendevano vivere qui come in un romitaggio.
Contemporaneamente a quanto accadeva in S. Nicolò, si operava alla trasformazione della residenza del clan, il grande edificio cui andarono in possesso i padri riformati di S. Bonaventura. Questa imponente costruzione minoica sarà destinata a diventare in seguito il monastero di Carmelitane di Santa Teresa.
Anche la torre di preghiera cessa di rimanere tale. Servirà ben presto come torre campanaria, ove nel 1700 (per la collocazione delle campane e dell'orologio) si arriva ad abbattere ben cinque solai dei sette esistenti in pianta.
Altri monumenti insigni della città furono manipolati in modo simile.
In S. Marco il primo atto fu quello di smuovere la quadriga dalla sua secolare sede per condurre i cavalli in scuderia; la statua del Principe, dal sommo dell'arcata a ogiva, diventerà S. Marco in gloria; all'interno si comincia la modifica dei mosaici e loro sostituzione con temi biblici. La stessa iconostasi cessa di essere struttura egea per diventare struttura liturgica con statue di Apostoli e Crocifisso dipinto su tavola.
In seguito, i Dalle Masegne copriranno con marmi a intarsio tutta l'iconostasi e sostituiranno con un Crocifisso grande quello dipinto, che viene collocato sopra l'altarino di navata laterale sinistra.
I dogi profondono tesori, per fare della reggia del principe defunto la Cappella di Palazzo Ducale. E toccherà al Dandolo, dopo la vittoria su Costantinopoli, riprendere i cavalli e ricollocarli sulla loggia, ma più in basso, e sopra umili rocchi.
Con la basilica, anche il palazzo del governo della "polis" greca subiva trasformazione di connotati per diventare palazzo del doge.
Le grandi basiliche con annessi conventi come i Frari, i Santi Giovanni e Paolo, le chiese con vaste case canoniche, altro non sono che adattamenti intelligenti di strutture già preesistenti.
In tutta questa opera di mascheramento, e quindi di adattamento per un cristiano riutilizzo, si vede l'intelligenza e lungimiranza degli uomini di chiesa.
Alla Mendìgola, giungevano infatti offerte "pro reparatione et aptatione"; si mettevano depositi nei banchi di Castello e in Montevecchio.
Leggiamo pure che nel 1592 il Patriarca Priuli, in visita pastorale, loda Gastaldi e clero, per aver "reduta la giesia" secondo i piani prestabiliti.
Oggi persone responsabili sono tra loro divise per la questione se rimettere o no gli altari detti barocchi nella Chiesa di S. Donato. Pare che la questione posta al di fuori di questo contesto presenti difficoltà notevoli per una soluzione storicamente valida.
Si sta ponendo mani al restauro della Basilica di Torcello. È tramandato che il grande mosaico dell'Apocalisse sarebbe stato rimaneggiato verso il 1100. Si tratta di un rimaneggiamento cristiano di un'opera pagana di cui sarebbe rimasta intatta la rappresentazione demoniaca? E il cosiddetto battistero di facciata era forse un vestibolo, come lo poteva essere la chiesa laterale di Santa Fosca? Sono ancora al loro posto le serrande marmoree alle finestre della navata nord!
Evidentemente, non si usava ancora il vetro per le vetrate di una costruzione che ha tutti i segni indicativi di un potente clan qui residente.
Dalle basiliche delle isole e del litorale nord e sud, la considerazione che moltissime isole, già abbandonate dai religiosi a partire dall'800, diventate preda di ladri, distrutte le chiese e i monasteri, si fa non solo amara, ma assume il carattere dello sdegno. Com'è mai possibile che proprio in quest'epoca sia stato permesso un simile degrado di un patrimonio archeologico di valore inestimabile?
Si veda S. Giorgio in Alga, si veda Santo Spirito (in quest'isola, non più di 20 anni fa, si potevano ancora ammirare le travature dorate della chiesa già reggia del principe) e il pozzo stupendo!
Tutto scomparso, rubato.
Non parliamo delle isole dell'estuario nord, dai nomi ancora pieni di fascino, ridotte a cumuli di macerie!
Nutro speranza che una visione diversa della città - veramente unica, perchè risparmiata da distruzioni telluriche, da flagelli bellici, ancora funzionante e funzionale - spinga i responsabili a rivedere tanti loro progetti, compresi quelli ritenuti di massima urgenza.
Un momento di sosta al letto di questa ammalata, che poi ammalata ancora proprio non sarebbe, ma solo desiderosa che le sue pietre siano disidratate dal fango plurimillenario in mezzo al quale e sopra il quale i veneziani mangiano, dormono e vivono, e che vengano ripasciute quelle isole e quelle lagune che da sempre l'hanno protetta, anche dalle più grandi alluvioni se si trova ancora in piedi dopo circa quattromila anni.
Dopo quanto detto, trovo scritto che l'architetto Mozzi, che ha toccato con mano la carne di Venezia in profondità, affermava che i materiali di silicati in occasione di scavi a Palazzo Papadopoli, a S. Michele di Zampanigo (Burano) erano da attribuirsi a popoli dell'Asia, e secondo il Ghelthof l'ascia di cloromelanite - ritrovata a profondità sostenuta - è da attribuirsi a popoli che abitarono la laguna circa 4000 anni fa.
Un supporto anche letterario viene da quanto è stato affermato nella famosa lettera di Cassiodoro ai Tribuni dei Marittimi: "Voi - scrive - che abitate le isole che il mare ora copre ora discopre come fa nelle Cicladi".
Il ministro del Re Longobardo di Ravenna - chiedendo le barche ai lagunari per fronteggiare i barbari - credeva, politicamente, di fare cosa gradita nominando loro le isole della Madrepatria.
Rimane male il Klotz quando afferma che i vasi minoici trovati a Torcello potrebbero essere soltanto oggetti smarriti da qualche mercante.
Forse è tutta da rivedere in chiave nuova, non solo la storia delle origini cristiane, ma anche la liturgia cosiddetta patriarchina presente fino al Concilio Vaticano II, con i suoi riti, canti, e suppellettile liturgica non solo nel centro storico, ma anche nelle isole; la vicenda dei Santi e perchè si andasse tanto in cerca di Reliquie. Credo che qualche cosa di concreto sarà in quell'opuscolo già pronto che avrà per titolo: "Dalla Mendigola all'anno zero di Venezia".
Molto rimane da dire circa i campanili, partendo proprio dalla torre di S. Nicolò. Le ricerche evidentemente si faranno sempre più ampie e interessanti, se anche i mezzi e gli strumenti scientifici saranno messi a disposizione. Comunque sia, facendo onore al suo nome, Mendigola, la barchetta dei morti, sarebbe approdata per prima alle sponde delle origini di questa meravigliosa città.

...Ma come? Non si era sempre detto che 15 secoli fa, Venezia ancora non esisteva, e c'erano solo paludi e isolette sparse nella laguna, nelle quali trovarono rifugio i popoli in fuga... ecc. ecc.?
Io che ho studiato la storia di Venezia per anni, mi sono sempre meravigliata di questa origine nebulosa, come del fatto che non si conoscesse con certezza l'autore della Chiesa di San Marco. Possibile che l'architetto (un improbabile frate) non abbia lasciato un'"impronta"?
E pensando agli altri monumenti antichissimi di cui si ignora l'autore e che si sono voluti per forza attribuire a qualcuno per creare un alibi storico... non trovo nulla di strano nel pensare a tracce di Atlantide in laguna!
Ma di certo è più comoda l'idea che Attila abbia soggiornato a Torcello e si sia fatto costruire un trono di marmo per sedersi. Anche se, in verità, c'è un impatto molto suggestivo per il turista, tanto che si siede sul "
Trono di Attila" per farsi fare la foto...
Una domanda potrebbe essere: 'Da chi avevano imparato, i primi popoli della laguna, la tecnica dell'imbonimento delle barene e della costruzione "fissa" su palafitte, milioni di tronchi di larice conficcati uno vicino all'altro, tanto da formare una serie di piattaforme - da collegare con ponti - su cui edificare palazzi che sarebbero sopravvissuti per millenni?
Sarebbe ragionevole pensare all'esperienza di un popolo di mare! Che sapeva che con quella tecnica le strutture avrebbe durato per millenni.
E poi, chi avrebbe mai pensato di costruire un arsenale? Non credo all'ipotesi dei popoli "di terra" scampati alle invasioni, ma piuttosto a gente che necessita di navi, perchè conosce il mare e quindi ne ha bisogno per andare verso i luoghi che conosce...
Gli Egei e tutti i popoli del "Mare Magnum", non abitavano forse quelle isole legate oggi a ritrovamenti archeologici imbarazzanti, tanto da far ipotizzare origini atlantidee, e formulare varie ipotesi al riguardo?
Con questi presupposti, nell'ipotesi Atlantide = Razza Evoluta "sopravvissuta in alcune zone del globo", Venezia potrebbe essere la fase finale di una di queste "filiere", forse l'unica sopravvissuta!
Pochissimi conoscono il significato del nome Venezia. Dal latino "veni etiam" (imperativo: "ritorna", "vieni ancora"!) sarebbe la prova che una città insolita come questa lascia al viaggiatore il desiderio di ritornare ad ammirarla.
Tuttavia, se Giulio Lorenzetti interpreta l'etimologia in questo modo, io credo che ci potrebbe essere un'altra interpretazione al passato remoto: "tornai" (sottintendendo un precedente esodo).
Nella mia ipotesi, dopo una prima immigrazione di popoli egei scampati a un evento catastrofico (per esempio il terremoto e inabissamento di Tera) e rifugiatisi a Nord fino alla parte più interna e sicura della laguna (isola di Torcello), avrebbero iniziato - appena le condizioni lo avessero permesso - a progettare un viaggio per mare con l'obiettivo di controllare se fosse stato possibile un eventuale ritorno alla patria d'origine. Costruirono le navi, e mentre le paludi imbonite e le prime palafitte prendevano l'aspetto di isolette abitate, fecero rotta per la madre patria... che ritrovarono in condizioni di completo sfacelo e completamente saccheggiata.
Fu probabilmente a quel punto che decisero di ritornare in quella laguna difesa naturalmente dalla sua posizione geografica: da quel ritorno definitivo, ebbe inizio una grande tradizione di navigatori, commercianti, ingegneri e architetti.
Una breve nota finale: guardando la figura della presunta "mappa di Atlantide" di Torcello, all'occhio attento non sarà sfuggito un ulteriore dettaglio: la mappa è tutta suddivisa in 8 sezioni o spicchi... un'altra casualità, o ci è lecito ipotizzare che si tratti di un elemento simbolico ben preciso?
Note:
1. Recentemente ho saputo dov'è stato "relegato". Evito di proposito di farne il nome e di scrivere dove si trova adesso, ritenendo di agire nel suo interesse. Non posso, infatti, fingere di ignorare l'esito catastrofico delle rivelazioni dei media circa il Cronovisore, l'apparecchio costruito da un altro religioso veneziano, Padre Pellegrino Ernetti.



daniela.bortoluzzi@fastwebnet.it
di Daniela Bortoluzzi
per Edicolaweb

sabato 28 luglio 2012

LE 20 CHIAVI PER VIVERE MEGLIO E PIU' FELICI

A volte crediamo che siano le circostanze ad impedirci di vivere una vita piena di significato, felice ed entusiasmante. Trovare un equilibrio fra tutte le aree della nostra vita può non sembrare facile, ma ne vale la pena.

La felicità arriva quando il tuo lavoro e le tue parole portano beneficio a te e agli altri.
Buddha
Abbiamo la scelta di continuare a correre senza pensare alla nostra esistenza, oppure possiamo fermarci un attimo e guardarci dentro per iniziare a vivere una vita più piena e soddisfacente.
Cosa scegliamo?
C’è una ragione per cui siamo qui, ma scoprirla e percorrere il sentiero è compito nostro!
Come scrivo nel mio libro Mi Merito il Meglio molte persone credono che il livello di felicità sia qualcosa che avviene per caso, che non possiamo controllare. Ma non funziona così. Il benessere interiore, quello vero, è una abilità e come tale possiamo apprenderlo.
Possiamo imparare a essere felici indipendentemente da tutto, basta sapere come allenarsi.
Ecco 20 passi per farlo.

1- Focalizzati sui punti di forza e sui talenti
Quanto spesso ci focalizziamo su ciò che non va, sui nostri difetti? Prendi invece in esame i tuoi punti di forza e le tue capacità. Alcune saranno evidenti, altre più nascoste, ma mentre scopri le tue forze e le porti sempre più nella tua vita quotidiana, sperimenterai più soddisfazione e gratificazione.
La domanda chiave qui è: quali sono i miei talenti? cosa so fare bene? cosa amo fare?

2- Usa i tuoi punti di forza e i tuoi talenti per contribuire
Usare le tue forze e i tuoi talenti per qualcosa di superiore e di più grande di te e per contribuire in qualche modo al mondo è uno dei modi per aumentare il tuo tasso di felicità. Gli effetti collaterali sono che puoi ritrovarti totalmente nel flusso in ciò che fai, lavoro o relazioni, e puoi incominciare a notare una maggiore eccellenza nelle tue performance.
La domanda chiave qui è: come posso contribuire con ciò che so? come posso fare la differenza in questa situazione?

3- Vivi in modo sano
Questa è una delle aree più importanti, perchè ha un impatto anche sulle altre persone. Vivere in modo sano significa anche dormire abbastanza, fare abbastanza esercizio fisico e diventare maggiormente selettivo per ciò che mangi, bevi e consumi. La società può portarti a disinteressarti di questi aspetti, e spingerti ad accelerare il ritmo di cose da fare e a focalizzarti sull’avere “successo”, a scapito del tuo equilibrio psicofisico. Ma quanto è importante la tua salute?
La domanda chiave qui è: come posso vivere in modo più sano?
Se vuoi saperne di più sugli effetti dell’alimentazione sul corpo ed emozioni, leggi il mio ultimo libro: Il Crudo è servito.

4- Acquisci conoscenza
Un altro aspetto importante ma spesso sottovalutato è l’impegno ad apprendere continuamente. Imparare cose nuove con curiosità dà motivazione e ispira. Dà anche tanta energia e aiuta a far brillare la creatività e l’innovazione nella nostra vita.
Mi piace molto la frase di Socrate “tutto quello che so è che non so nulla”. Mi ricorda che nel mondo c’è sempre così tanto da imparare e con cui confrontarmi. Ogni giorno ricevo opportunità per crescere.
La domanda chiave qui è: come posso imparare di nuovo oggi?

5- Trova la pace emotiva
Imparare a gestire le tue emozioni è un passo cruciale per la felicità,
Come insegniamo ai corsi BlessYou è importante imparare a generare emozioni positive e allo stesso tempo apprendere come trattare con gli stati d’animo “negativi” o disfunzionali. A volte occorre passare attraverso la guarigione di aspetti del passato, il perdono e il lavoro sulle emozioni tossiche, come la vergogna e il senso di colpa. A volte per trovare o ritrovare la pace interiore abbiamo bisogno di lasciare andare degli attaccamenti al passato.
La domanda chiave qui è: cosa ho bisogno di lasciare andare?
La pace emotiva può emergere anche dalla scelta di sperimentare più positività nella tua vita attuale, dal far crescere la gioia, il coraggio e la gratitudine per il presente, e dal creare più emozioni positive per il futuro, come la speranza, l’ottimismo e la fede.
Esistono tanti esercizi per aiutarti in questo percorso. Infatti, come in tutte le cose, anche per imparare ad aumentare la positività e gestire la negatività occorre allenarsi. Puoi farlo, oltre che nei miei libri e nei corsi BlessYou anche con gli e-book che scarichi gratuitamente dai siti www.tuttaunaltravita.it e www.mimeritoilmeglio.it.

6- Allena i sensi
Molte persone sono il prodotto del loro ambiente e mangiano cibo non sano, guardano programmi spazzatura alla televisione e continuano a dedicare la loro vita a cose ed argomenti non sani. Come dice il detto, quello che facciamo entrare nel nostro corpo e nella nostra mente diventa parte di noi e di ciò che siamo. Se vuoi cambiare le abitudini di ciò che vedi, ascolti e di cui ti nutri, hai bisogno di imparare a trovare nuovi piaceri.
Puoi allenarti ad apprezzare quello che prima ti appariva diverso.
Le persone pensano che sia divertente guardare scene di sesso e violenza in televisione o ascoltare musica simile alla radio. Via via che ti allontani da tutto questo, inizi ad allenare i tuoi sensi ad avere desideri positivi, ad apprezzare soltanto programmi televisivi e radiofonici con contenuti stimolanti e di insegnamento e questo può davvero modificare la tua consapevolezza.
La domanda chiave qui è: di cosa mi sto nutrendo?

7- Sviluppa il tuo senso di potere
William Ernest Henley era solito affermare “Io sono il creatore del mio destino, io sono il capitano della mia anima”
Ricordati di questa affermazione. Ti aiuterà a renderti conto che, nonostante le circostanze esterne, sei sempre in grado di gestire le tue risposte ed il tuo comportamento nella vita. Avere fiducia in te stesso e nella tua capacità di auto-direzionarti è di importanza cruciale e ti offre uno scopo che vale la pena di perseguire. Abbiamo tutti bisogno di questa autonomia e di questa sensazione di indipendenza per realizzare i nostri sogni. Quando percepisci di essere in controllo, allarghi la tua visuale e inizi ad uscire più facilmente dalla tua zona di confort per incominciare a vivere secondo il tuo potenziale.
La domanda chiave qui è: in che modo posso usare il mio potere?

8- Crea relazioni sane
Senza relazioni sane la tua vita non può produrre risultati. E questo si riferisce soprattutto alle relazioni familiari, romantiche ed intime.
Come esseri umani siamo spinti a connetterci con gli altri. Siamo creature sociali ed abbiamo bisogno di questa connessione. Per svilupparci in maniera sana e per creare relazioni sane dobbiamo imparare a possedere caratteristiche come onestà, rispetto, empatia, altruismo, compassione, fiducia e a diventare persone etiche e di parola.
La domanda chiave qui è: come posso portare più amore, onestà, rispetto, empatia… nelle mie relazioni?

9- Sviluppa la spiritualità
Nutrire la tua spiritualità ti aiuta ad accorgerti della interconnessione e dell’unità della vita.
Questo ti aiuta ad essere più compassionevole e ad avere più empatia nelle relazioni e ti sostiene a diventare sempre più consapevole di come migliorare te stesso ed il mondo intorno a te. Personalmente uso diversi modi per connettermi a livello spirituale che spiego nel mio libro Tutta un‘altra vita e che consiglio per la loro efficacia e facilità al tempo stesso: il respiro, la natura, la meditazione, la preghiera, il labirinto, la camminata sul fuoco. Ovviamente ci sono anche altri modi per connettersi a un potere superiore. Perchè non ne sperimenti alcuni e che trovi i tuoi modi preferiti?
La domanda chiave qui è: cosa posso fare oggi per provare più amore, pace, connessione?

10- Esci dalla Dimensione del Tempo e fai amicizia con il momento presente
Uno dei meccanismi che ci impedisce di riposarci è l’essere fagocitati dal tempo e soprattutto il vivere schiacciati come in un sandwich tra i fantasmi del passato e le ansia per il futuro. Anche quando siamo in vacanza e non abbiamo impegni lavorativi spesso è la nostra mente che non riusciamo a fermare per goderci il momento presente, l’unico momento in cui possiamo essere pienamente felici.
Insieme alla domanda chiave, ecco un esercizio per allenarti a ritirare l’attenzione dal passato e dal futuro quando non sono necessari e riportare la tua mente nel presente. Puoi farlo anche solo pochi minuti al giorno. Metti una sveglia più volte durante il giorno e quando suona chieditii: a cosa sto pensando? Dov’è la mia mente ora?
Se la trovi immersa nel passato o nel futuro, riportala dolcemente nel presente. Per farlo usa i tuoi sensi. Guardati attorno. Senti i suoni. Percepisci le sensazioni del tuo corpo nel qui ed ora.

11- Respira!
La prima reazione che abbiamo quando siamo stressati o ci troviamo di fronte a qualcosa che ci fa paura è trattenere il respiro. Invece, una respirazione profonda e piena ci porta un benessere immediato ed esegue un massaggio tonificante per gli organi interni ed i muscoli addominali e si è dimostrata utile in molti casi di ipertensione e di ansia. Impara a respirare profondamente.
Per allenarti: ogni tanto, durante la giornata, approfondisci la tua inspirazione: fai almeno 5 respiri profondi (meglio 10). Fallo in modo rilassato: non occorre che tu ti sforzi.
Respira immaginando che la tua gabbia toracica sia una fisarmonica: si apre quando inspiri, si chiude quando espiri.
Respira con un ritmo lento se ti vuoi rilassare; usa un ritmo più veloce se ti vuoi ricaricare.
Se ti trovi in uno stato d’animo poco piacevole (tristezza, disagio, ansia, nervosismo, preoccupazione), espira immaginando che quello che provi esca e inspira immaginando che, insieme all’aria, entrino gioia, tranquillità, pace, relax.
La domanda chiave qui è: come sto respirando?

12- Smetti di “permanentizzare i problemi”
Hai mai pensato che un problema sarebbe durato per sempre? Ti sei mai raccontato che una situazione era senza via di uscita per poi scoprire che le soluzioni esistevano?
Il segreto per non rimanere bloccati negli stati d’animo negativi è ricordarsi che sono passeggeri, che dopo la bufera torna sempre il sereno.
Per allenarti: impara a circoscrivere il problema riconoscendo che è solo “questa cosa”, solo qui, solo ora. Nei momenti di bisogno puoi ripeterti: Io sono più dei miei problemi, sono più delle mie emozioni.
La domanda chiave qui è: di fronte ad un “problema” chiediti in che modo sto esagerando e rendendo permanente il problema?

13- Accetta tutte le emozioni
Paradossalmente il primo passo per essere felici e vitali è accettare i problemi e le emozioni dolorose come parte inevitabile della vita. Solo quando ci diamo il permesso di sperimentare l’intera gamma delle emozioni umane ci apriamo anche alle emozioni positive.
La domanda chiave qui è: cosa non sto accettando?
Per allenarti: anzichè giudicarle, limitati a dare un nome alle emozioni che senti. E per imparare a farlo scarica gratis il Kit dell’Alfabetismo Emozionale su mimeritoilmeglio.it

14- Cambia paradigma
La maggior parte persone vive guidata dal motto AVERE FARE ESSERE, quando «avremo» una cosa (più tempo, denaro, amore eccetera) potremo finalmente «fare» qualcos’altro (scrivere un libro, dedicarci a un hobby, andare in vacanza, iniziare una relazione). Ciò ci permetterà di «essere» felici.
Ma Avere» o Fare non producono «essere». È esattamente il contrario. Avere dei sogni, trasformarli in obiettivi è importantissimo ma il rischio è credere che la felicità si ottenga solo una volta arrivati a destinazione. E questo non fa altro che mettere la nostra vita in stallo. Inizia a decidere di essere felice comunque, anche se non tutti i tuoi obiettivi si sono ancora realizzati.
La domanda chiave qui è: cosa sto aspettando per essere felice?

15- Tieni un quaderno della gratitudine
Per anni i pessimisti e gli ottimisti si sono dati battaglia per scoprire chi avesse ragione. La risposta è molto semplice: entrambi hanno ragione. Ognuno vede ciò che vuole vedere. Ci sono tesori di felicità intorno a noi ma quanto spesso non riusciamo a vederli?
Per allenarsi crea il tuo quaderno della gratitudine: ogni giorno prima di addormentarti scrivi almeno 5 cose di cui sei grato. Bastano 2-3 minuti e fa una grande differenza.
La domanda chiave qui è: per cosa sono grato/a oggi?

16- Divertiti a cambiare le tue abitudini per allargare la tua zona di comfort
A volte la vita co obbliga a cambiare le nostre abitudini e questo può essere fonte di stress. Ci ostiniamo a vivere nel conosciuto perchè li ci sentiamo al sicuro. E quella diventa la nostra zona di comfort. Ma è come se, pur avendo un’intera tastiera a disposizione, usassimo solo due o tre note Come spiego nel mio libro MI merito il meglio, la stessa espressione «zona di comfort» è un paradosso. Devo ancora trovare qualcuno che sia veramente felice nella propria zona di comfort -li inseriamo il pilota automatico e finiamo per fare le stesse cose- e quindi abbiamo sempre gli stessi risultati. Ma se vogliamo risultati nuovi nella nostra vita, abbiamo bisogno di fare cose nuove…
Anzichè irrigidirci nelle stesse abitudini allora, usiamo ogni giornata per “uscire dalla zona di comfort” e fare cose nuove.
Per allenarci possiamo iniziare anche soltanto con dei piccoli gesti simbolici, a disinserire il pilota automatico.
La domanda chiave qui è: cosa posso fare di nuovo/ di diverso oggi? come posso uscire dalla mia zona di comfort?

17- Migliora le tue relazioni
In ognuno di noi c’è un diamante di inestimabile valore. Solo che è sepolto sotto strati di roccia e fango. Quando viviamo in stretta relazione con un altro essere umano (il nostro partner ma anche i colleghi, gli amici), le nostre differenze ci portano a delle frizioni a volte molto dolorose. Ma non è forse anche un’ottima maniera per sbriciolare la roccia e far emergere il prezioso diamante? I rapporti interpersonali ci obbligano a uscire dall’isolamento e a smettere di essere centrati solo su noi stessi. Possiamo usarli per allenare gentilezza, compassione, perdono, rispetto, pazienza. Tutte qualità che sono ingredienti base per l’auto-realizzazione e la felicità.
La domanda chiave qui è: cosa mi sta insegnando questa relazione?

18- Scegli il tuo cibo
Sei fatto di ciò che mangi. A volte la distrazione, lo stress, la stanchezza mentale o la tendenza ad avere pensieri negativi derivano anche dalla maniera in cui alimentiamo il nostro cervello. Quando facciamo benzina, non ci assicuriamo forse di mettere il carburante più adatto alla nostra auto? E al nostro corpo, che carburante diamo? Con quale materiale scegliamo di nutrire le nostre cellule e la nostra mente? Diversi studi scientifici hanno ampliamente dimostrato l’influsso dell’alimentazione sul nostro carattere: si è scoperto che chi consuma regolarmente carne rossa tende ad avere reazioni più aggressive e che gli zuccheri raffinati prosciugano dal corpo preziose vitamine e minerali e producono una condizione di continua iperacidità. Questo a sua volta induce stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità. Evita di usare la scusa che sei stanco/ stressato quindi puoi abbuffarti e scegli invece di nutrire il tuo copro e la tua mente di tanta frutta e verdura fresche e di diminuire o eliminare superalcolici e carne.
La domanda chiave qui è: che tipo di carburante sto dando al mio sistema corpo-mente?

19- Fai movimento
Come spiego nel mio libro Tutta un’altra vita, ed. Sperling & Kupfer dozzine di ricercatori nell’avanguardia del mondo scientifico sono giunti alla stessa conclusione. Pare che chi fa regolare esercizio fisico sia più protetto contro crisi di ansia e di paura e anche il suo sistema immunitario funzioni meglio. Nuotate, jogging, o semplici camminate veloci, praticate regolarmente da venti minuti a mezz’ora almeno tre volte la settimana fanno miracoli anche per l’umore!
La domanda chiave qui è: quanto movimento ho fatto oggi? Come posso muovermi di più?

20- Aiuta gli altri
In un esperimento scientifico è stato chiesto a un gruppo di volontari di fare cinque atti di gentilezza alla settimana. Non doveva essere coinvolto denaro, erano puri e semplici gesti di amore, come scrivere un biglietto di ringraziamento o di apprezza mento, abbracciare qualcuno, donare il sangue, aiutare uno sconosciuto per strada. I partecipanti che l’hanno fatto per sei settimane di seguito hanno aumentato il loro livello di felicità del 40 per cento!
Come scrivo nel mio libro Mi merito il meglio, siamo esseri sociali, nessuno è un’isola, siamo tutte maglie che costituiscono la grande catena della vita. Siamo qui sulla Terra per contribuire. Non siamo qui solo per consumare delle risorse, mangiare, respirare, occupare spazio. Siamo qui per fare la differenza attraverso la nostra vita. Usa la tua vacanza anche per dare il tuo contributo e ti sentirai meglio!
Nel libro Mi merito il meglio cito un antico proverbio cinese: Se vuoi la felicità per un’ora, fatti una dormita. Se vuoi la felicità per un giorno, vai a pescare. Se vuoi la felicità per un mese, sposati. Se vuoi la felicità per un anno, eredita una fortuna. Se vuoi la felicità per la vita, aiuta gli altri.
La domanda chiave qui è: come posso dare il mio contributo?

Tratto da BLESSYOU

COME LIBERARE L'ABBONDANZA

Tutti desideriamo una vita all'insegna dell'abbondanza.
Che si tratti di abbondanza d'amore, di soldi, di tempo e libertà per
aiutare noi stessi e fare la differenza nel mondo.
Eppure quanti di noi riescono a raggiungere quest'abbondanza nel
corso della propria vita?
Sono così numerose le persone bloccate in uno stato radicalmente
opposto, uno stato che rifiuta l'abbondanza anziché accoglierla.
Se sei sempre preoccupato per le bollette da pagare e trascorri la
maggior parte del tuo tempo a lavorare, è molto probabile che anche
tu sia bloccato in questo stato, senza esserne consapevole.
La domanda a questo punto è: come individuare ed eliminare questi blocchi mentali?

 

 

La risposta in questo nuovo video

Al tuo nuovo equilibrio,
Lucia, Nicola e il team di Blessyou
P.S.
In questo nuovo video scoprirai non solo come piccoli frammenti
della nostra mente sono responsabili di ogni nostro successo o fallimento,
ma soprattutto come rendere questi frammenti nostri alleati per ottenere
i risultati che desideriamo.

Clicca qui per accedere al nuovo video

MEDITAZIONE GUIDATA

Accedi ad un meraviglioso stato di calma e pace interiore.
Prepara la tua mente ad accogliere l'abbondanza.
Per ascoltare la meditazione clicca QUI'

Al tuo nuovo equilibrio,
Lucia, Nicola e il Team di BLESSYOU


ESTATE A PROVA DI COSTUME

24 affermazioni per 24 giorni!







L'estate è arrivata e con lei molti si preoccupano eccessivamente di come staranno con il costume addosso. Sia che tu sia veramente in sovrappeso o che ti stia solo preoccupando per come appari, è ora di smetterla con l'autocritica.Ecco il messaggio che ci è arrivato da Louise Hay due giorni fa e che non potevamo non trasmettervi!
L’estate è arrivata e con lei molte persone si preoccupano eccessivamente di come staranno con il loro costume addosso. Sia che tu sia veramente in sovrappeso o che ti stia solo preoccupando per come appari, è ora di smetterla con l’autocritica.




Ogni azione che compiamo è per soddisfare un bisogno. Speso, l’essere in sovrappeso è causato dall’insicurezza, dal non accettarsi e dalla paura dei propri sentimenti mentre mangiare smoderatamente è spesso un tentativo di amare e nutrire noi stessi tramite il cibo. L’origine del problema può facilmente derivare da convinzioni e scelte maturate nell’infanzia. Una volta riconosciute e affrontate, queste vecchie convinzioni possono essere lasciate andare e sostituite con altre nuove credenze che siano funzionali per adulti perfetti e completi. Riempire la nostra mente con pensieri piacevoli è la via più veloce per essere in salute.
Louise Hay
Ecco 24 affermazioni per la tua Dieta Linguistica (la spiego nel mio libro Tutta un’altra vita).
Puoi sceglierne una al giorno per i prossimi 24 giorni.
Comincia oggi col ripetere l’affermazione che hai scelto.
Scrivila e poi attaccala da qualche parte in casa tua in modo da averla sempre presente nella tua coscienza:
  1. Amo il mio corpo esattamente per come è
  2. Io sono in perfetto peso forma
  3. Il mio corpo è sano e vitale
  4. La mia è la taglia perfetta
  5. Mangio solo quando ho veramente fame
  6. Sono attirato solo da cibi che nutrono veramente il mio corpo
  7. Io mangio lentamente
  8. Io assaporo ogni boccone
  9. Io amo mangiare
  10. Io lascio andare la paura del cibo
  11. Mastico ogni boccone a lungo, smetto di mangiare quando sono sazio
  12. Io bevo molta acqua e molte tisane
  13. Il mio corpo assimila facilmente ogni boccone
  14. Il cibo attraversa il mio corpo facilmente
  15. Ad ogni boccone che mangio, le mie cellule ringiovaniscono
  16. Tutto il cibo che mangio mi da energia
  17. Io respiro profondamente mentre mangio e digerisco
  18. Elimino gli eccessi di cibo facilmente
  19. Amo fare esercizio fisico
  20. Amo camminare a passo sostenuto
  21. Ho rispetto e molto riguardo per me stesso
  22. La mia vita è in equilibrio tra lavoro, riposo e gioco
  23. Io supporto, amo e accetto me stesso incondizionatamente
  24. Sono felice e in pace al di là dei miei sogni più rosei
Buona estate,
Lucia, Nicola e il Team di Blessyou

domenica 15 luglio 2012

INSODDISFAZIONE




Le Donne sono come le mele sull'albero...
 Le migliori sono sulla cima dell'albero...
Gli uomini non vogliono arrivare alle migliori,
perchè hanno paura di cadere e di ferirsi...
In cambio, prendono le mele che sono cadute a terra,
e che,
pur non essendo così buone, sono facili da raggiungere...
Perciò le mele che stanno sulla cima dell'albero,
pensano che qualcosa non vada in loro,
mentre in realtà "esse sono grandiose"...
Semplicemente devono essere pazienti
e aspettare che l'uomo giusto arrivi,
colui che sia così coraggioso da arrampicarsi
fino alla cima dell'albero per esse...
Non devono cadere per essere raggiunte,
chi avrà bisogno di loro e le ama
farà di tutto per raggiungerle...
W.Shakespeare

martedì 10 luglio 2012

NON SOLO BOSONE – I NOVE MISTERI IRRISOLTI DELLA FISICA






 LA SCOPERTA DEL BOSONE DI HIGGS E’ STATA SENZA DUBBIO UNA CONQUISTA PER IL MONDO DELLA FISICA





Ma ancora molti misteri attendono di essere svelati dagli scenziati eccoli :
Nel 1900, il fisico britannico Lord Kelvin così sentenziò: “Oggigiorno non c’è più nulla da scoprire nel campo della fisica. Tutto quel che rimane da fare è la misurazione ancor più precisa di quello che già conosciamo”. Nel giro di soli trent’anni, la meccanica quantistica e la teoria della relatività di Einstein hanno rivoluzionato la fisica, e oggi nessuno scienziato oserebbe affermare che la nostra conoscenza dell’universo è vicina ad essere completa. Al contrario, ogni nuova scoperta sembra scoperchiare un vaso di Pandora ancor più grande, che pone le basi per domande sempre più complesse. Ecco quali sono i nove misteri più importanti che attendono ancora una risposta.

1) COS’È L’ENERGIA OSCURA

L’universo continua ad espandersi, sempre più velocemente, e gli scienziati ritengono che esista un fattore invisibile (“pressione negativa”) che controbilancia la forza di gravità dilatando lo spazio e il tempo. Ma cos’è questa’energia?

2) COS’È LA MATERIA OSCURA?

Circa l’84% della materia nell’universo non assorbe né emette luce, e per questo è chiamata “materia oscura”. Non può essere osservata e nemmeno misurata, ma si sa che esiste a causa dei suoi effetti gravitazionali sulla materia visibile, sulle radiazioni e sulla struttura dell’universo.

3) PERCHÈ IL TEMPO SI MUOVE SOLO IN AVANTI

La causa è l’entropia dell’universo, ovvero il suo grado di disordine che può solo aumentare. La domande è: perché l’entropia era tanto bassa in passato? In parole povere, perché un istante prima del Big Bang l’universo era ordinato, nonostante una quantità immensa di energia fosse concentrata in uno spazio piccolissimo?

4) LA TEORIA DELLE STRINGHE È CORRETTA?

Questa teoria mette d’accordo la meccanica quantistica e la relatività generale, ma c’è un ‘piccolo’ problema. Può solo funzionare in universi con 10 o 11 dimensioni. E negli altri casi?

5) ESISTONO DEGLI UNIVERSI PARALLELI?

Secondo le leggi della meccanica quantistica, con un infinito numero di possibili configurazioni di particelle, ci devono essere delle ripetizioni di combinazioni, ovvero infiniti universi paralleli. Ma dove si trovano? E come osservarli?

6) PERCHÈ LE MISURAZIONI FANNO COLLASSARE LE FUNZIONI D’ONDA?

Se si cerca di misurare la posizione o la velocità di una particella, la sua funzione d’onda “collassa” determinando la realtà che percepiamo effettivamente. Rispondere alla domanda significherebbe comprendere cos’è la realtà, e soprattutto… se esiste davvero.

7) PERCHÈ ESISTE PIÙ MATERIA CHE ANTIMATERIA?

Rispondendo a questa domanda, si potrebbe capire perché tutto esiste. Infatti se al momento del Big Bang ci fosse stata una quantità uguale di materia e di antimateria, le due si sarebbero annullate a vicenda. Per qualche motivo, invece, la materia era più abbondante, ed eccoci qui. Ma perché?

8) ESISTE UN ORDINE NEL CAOS?

Per le equazioni che descrivono il comportamento dei fluidi, dette di Navier-Stoke, non sono ancora state trovate soluzioni (e non è nemmeno detto che esistano). Di conseguenza non conosciamo nulla del caos, che potrebbe essere prevedibile o imprevedibile.

9) QUAL È IL DESTINO DELL’UNIVERSO?

Tutto dipende da un fattore sconosciuto, detto Ω, ovvero la misura della densità della materia e dell’energia dell’universo. Esistono diversi scenari a seconda del fatto che Ω sia maggiore, minore o uguale a 1: ma ancora non siamo riusciti a calcolarlo. Que sera, sera…

fonte : http://www.net1news.org/
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

martedì 3 luglio 2012

FLASH MOB 22 LUGLIO 2012

GIORNATA MONDIALE DEGLI ABBRACCI





Il Movimento Universale Umani in divenire lancia la Giornata Mondiale degli Abbracci attraverso un Flash Mob che verrà eseguito alle ore 11:00 (ora italiana) del 22 Luglio 2012 in contemporanea mondiale in tutte le stazioni ferroviarie e non solo.. del mondo!

Abbiamo scelto di avvalerci dei doni della musica e del movimento come porta voci di un linguaggio universale libero da ogni vincolo che appartiene a quella meravigliosa espressione d'amore chiamata VITA. Motivati da questo sentire ci siamo impegnati con grande passione per creare una coreografia dando vita ad un Flash Mob che segnerà l’inizio della “Giornata Mondiale degli Abbracci”.


Guarda il Video di lancio dell’evento:     




Video coreografia Flash Mob:





Abbiamo creato tutte le basi necessarie affinché questo evento senza precedenti venga lanciato, pianificato e realizzato nel nome della gioia e dell’Unione come dono per l’umanità!
Tutto lo staff del Movimento Universale di Umani in divenire, insieme ad ogni volontario ed attivista sparso in ogni angolo del pianeta sta lavorando a pieno ritmo per questo straordinario sogno condiviso, ma ci occorre più che mai il sostegno di tutti. Il tuo aiuto è prezioso!

Per sapere come partecipare o essere un coordinatore nella tua città, scrivici a
contattaci@umaniindivenire.it mettendo nell'oggetto "Flash Mob"

Pagina ufficiale dell’evento:
http://umaniindivenire.grou.ps/617622
Pagina face book:
http://www.facebook.com/events/244455708997713/

Puoi indirizzare tutti coloro che ti chiedono informazioni sull’evento alla casella di posta contattaci@umaniindivenire.it

6    Puoi partecipare a tutti gli aggiornamenti che facciamo sul TS (Team Speak), il programma che ci permette un interazione diretta ed umana che puoi scaricare ed installare da questo link: http://umaniindivenire.grou.ps/565561
     Per conoscere gli appuntamenti con gli orari settimanali degli incontri consulta il calendario del TS da questo link: http://umaniindivenire.grou.ps/574398
Per qualunque informazione immediata e diretta, eccoti i contatti diretti di riferimento:
Katya BonettiResponsabile Tecnico organizzativo e Coordinatrice Operativa Flash Mob
Cell: 3484305082
Deborah Natali – Coordinatrice Coreografa
Cell: 3479394903
Per ricevere gli aggiornamenti attraverso la nostre new letters, iscriviti alla Piattaforma Universale di Umani in divenire: www.umaniindivenire.it







Partecipa e
SII insieme a noi il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!


Il Movimento Universale Umani in divenire (www.umaniindivenire.it), è un associazione no profit indipendente (in attesa di ufficializzazione ONLUS), che ha lo scopo di diffondere e condividere in/con tutto il mondo strumenti in grado di favorire concretamente l’evoluzione umana e contribuire a ristabilire l’armonia tra tutti gli esseri viventi e il nostro pianeta. Umani in divenire è un movimento spontaneo, formato da esseri umani di ogni ceto, genere e razza, che si sta espandendo in tutto il mondo e attraverso la compartecipazione condivide, lotta e si protende verso la realizzazione di un sogno comune, di una visione condivisa: la realizzazione di un Nuovo Paradigma di Esistenza basato sul rispetto e la riconquista dei diritti inalienabili di tutti gli esseri viventi, i cui fondamenti sono la Giustizia e la Libertà. Umani in divenire è un movimento di esseri umani in grandissima espansione, nato ufficialmente il 16 Settembre 2011 conta ad oggi migliaia di attivisti volontari presenti in 17 paesi del mondo: Brasile, Stati Uniti, Germania, Spagna, Svizzera Tailandia, Romania, Francia, Turchia, Olanda, Messico, Portogallo, Belgio, Grecia, Albania e Isole Vergini britanniche. Alcuni dei nostri obiettivi sono:

·         La tutela, la diffusione, la formazione e lo sviluppo della consapevolezza e dei valori umani

·         La tutela della sicurezza e della giustizia sociale

·         La tutela e lo sviluppo della libertà di espressione

·         la tutela e il rilancio del gioco e dello sport

·         la difesa e la diffusione dei diritti umani e delle responsabilità universali

·        la tutela e la difesa di ogni essere umano che ha subito violenza e discriminazioni.

·         la creazione di una nuova economia basata sull’unione e lo scambio delle risorse disponibili atti a garantire i diritti sociali

·         la progettazione e la realizzazione di ecovillaggi atti a garantire il diritto a vivere in armonia e con dignità.

Ci auguriamo possa giungervi la passione e la motivazione  che ci hanno spinto a realizzare questo meraviglioso evento e ci auguriamo di vedervi partecipi.  Grazie di cuore con un abbraccio!

Lo Staff di Umani in divenire