Trai vantaggio dai consigli che un saggio mette egli stesso in pratica (Hazrat Ali)

Trai vantaggio dai consigli che un saggio mette egli stesso in pratica (Hazrat Ali) Il prezzo della conoscenza è la responsabilità di condividere (Anonimo)

domenica 25 dicembre 2011

LO SPIRITO DEL NATALE 2011

"Vi
Auguro
che ogni cellula
del Vostro Corpo straripi di Gioia.
Che ogni Vostro desiderio si realizzi.
Che l’intera Vostra esistenza sia ricca di Infinito Amore,
Armonia, Entusiasmo,Passione, Ottimismo, Meraviglia, Gioco
Gratitudine, Armonia, Grazia, Salute, Abbondanza e Tanta Tanta Bellezza."







martedì 20 dicembre 2011

SCIENZIATI TROVANO GENI EXTRATERRESTRI NEL DNA UMANO

Un gruppo di ricercatori che lavorano al Progetto Genoma Umano, capitanati dal Prof. Chang, hanno comunicato una sorprendente scoperta scientifica: credono che le cosìddette sequenze non codificanti del DNA umano, ovvero quello che si pensava essere Junk (spazzatura), non sono altro che il codice genetico di forme di vita extraterrestri. In pratica gli ET sarebbero nostri parenti stretti....


PROGRAMMATORI EXTRATERRESTRI





di John Stokes

Le sequenze non codificanti sono comuni a tutti gli organismi viventi sulla Terra, dalle spore (muffe) fino ai pesci, come per l'uomo, nel DNA umano esse costituiscono gran parte del genoma totale, come asserisce il Prof. Sam Chang, il capo del Team di scienziati. Sequenze non codificanti, originariamente conosciute come "DNA spazzatura", sono stati scoperte anni fa, e la loro funzione è rimasto un mistero. La stragrande maggioranza del DNA umano è di un altro Mondo. Gli apparenti "geni spazzatura extraterrestre" possono solo godersi il viaggio. Dopo un'analisi approfondita con l'aiuto di altri scienziati, programmatori informatici, matematici e altri ricercatori, il professor Chang aveva chiesto se l'apparente "DNA spazzatura" è stato creato da una sorta di "programmatore extraterrestre".



Una più alta forma di vita extraterrestre è stata impegnata nella creazione di una nuova vita e su pianeti diversi..





"I pezzi alieni all'interno del DNA umano - osserva il professor Chang - hanno delle proprie vene, arterie e proprio sistema immunitario che resiste con forza tutti i nostri farmaci anti-cancro". Il professor Chang stabilisce inoltre che "la nostra ipotesi è che una più alta forma di vita extraterrestre è stata impegnata nella creazione di una nuova vita e su pianeti diversi. La Terra è solo uno di loro. Forse, dopo la programmazione, i nostri creatori ci crescono allo stesso modo si cresce batteri in piastre di Petri ,non possiamo conoscere le loro motivazioni. Se si trattava di un esperimento scientifico, o un modo di preparare nuovi pianeti per la colonizzazione, o si tratta di affari da tempo in corso di seminare la vita nell'universo ".

Il Professor Chang indica inoltre che "se pensiamo in termini umani, questi programmatori extraterrestri, stavano molto probabilmente lavorando su un super codice composto da diversi progetti, e questi progetti avrebbero dovuto produrre varie forme di vita per altri pianeti.

Sono state anche cercate diverse soluzioni. Questo Super Codice o Grande Codice, una volta eseguito, non possiede una funzione, ma modificandone le parti e aggiungendone di nuove, una volta eseguito ancora, si possono ottenere dei miglioramenti, via via che ogni volta se ne aggiugono delle parti.

Il team del professor Chang concludono inoltre che, agli "apparenti programmatori extraterrestri" potrebbero aver avuto l'ordine di tagliare tutti i loro piani idealistici per il futuro, quando si sono concentrati sul" Progetto Terra " per rispettare una ipotetica scadenza.Coordinatori del progetto Genoma UmanoMolto probabilmente, in modo frettoloso, gli ET programmatori, possono aver dovuto ridurre drasticamente "il super codice" e consegnato un programma di base, già preimpostato, destinato alla Terra ". Il professor Chang è solo uno dei molti scienziati e ricercatori che hanno scoperto altre origini extraterrestri all'umanità. Chang e i suoi colleghi, mostrano che le lacune della "programmazione extraterrestre nel sequenziamento del DNA precipitato o gettato in fretta sulla Terra, allo scopo di creare la vita umana sulla Terra, ha presentato una Umanità con una crescita senza logica nella massa di cellule che conosciamo come il cancro". Chang (nella foto a destra) indica inoltre che "quello che vediamo nel nostro DNA è un programma composto da due versioni, un codice grande e il codice di base. Il dr. Chang afferma poi che "il programma completo del DNA" non era scritto in modo positivo sulla Terra. E' ormai un dato di fatto già verificato nelle ricerche passate e che i geni da soli non sono sufficienti a spiegare l'evoluzione; ci deve essere qualcosa di più in gioco...
"Prima o poi - dice Chang - dobbiamo fare i conti con l'idea incredibile che ogni vita sulla Terra porta con se un pezzo genetico di un parente o cugino extraterrestre e che l'evoluzione non è quello che pensiamo che sia".


Traduzione a cura della Redazione Segnidalcielo

LETTURE ALIENE :-)

ORMAI LO LEGGONO DAVVERO TUTTI IL LIBRO DI MAURO BIGLINO!!!
Autore GABRIELE LICITRA

PULIZIA DEL MONITOR


LO SAPEVATE CHE ALMENO OGNI 30 GIORNI BISOGNEREBBE PULIRE LO SCHERMO DEL VOSTRO COMPUTER DALL'INTERNO? MOLTI LO IGNORANO E NON SANNO COME FARE... I FABBRICANTI APPROFITTANO DI QUESTA "IGNORANZA" E NON DANNO QUESTA INFORMAZIONE PER AUMENTARE LE VENDITE VISTO CHE NON EFFETTUANDO QUESTA PULIZIA REGOLARMENTE I PC O I MAC INIZIANO A FUNZIONARE MALE. UN MIO AMICO SUPER ESPERTO DI INFORMATICA MI HA INDICATO QUESTO SITO CHE SPIEGA COME FARE. ASSICURO CHE L'OPERAZIONE è MOLTO SEMPLICE.

 Io L'Ho appena fatto By luisLuce
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giovedì 15 dicembre 2011

IL LIBRO DI DZYAN

Le Stanze dal Libro di Dzyan costituiscono l'argomento principale del primo e secondo volume de La dottrina segreta (The secret doctrine), opera di teosofia in due volumi pubblicata nel 1888 da Helena Petrovna Blavatsky.

La parte I del primo volume, intitolata Cosmogenesi, contiene sette stanze in versi ermetici e simbolici composte dalla Blavatsky, per ognuna delle quali l'autrice dedica, successivamente, un capitolo di commento in cui spiega i suoi stessi versi. Il secondo volume intitolato Antropogenesi ne contiene altre dodici, sempre seguite da un commento e da una interpretazione.

Le Stanze sarebbero state composte dalla Blavatsky interpretando il linguaggio iconografico di un presunto manoscritto tibetano molto antico, il Libro di Dzyan (o Libro di Dzan), che sarebbe servito come base sapienziale per la La dottrina segreta.

La Blavatsky descrive il manoscritto, di cui avrebbe avuto visione diretta, come un testo antico di migliaia di anni redatto in lingua Senzar e conservato in un luogo segreto del Tibet. Scritto «su foglie di palma, ma rese inalterabili al fuoco, all'acqua e all'aria mediante qualche processo specifico ignoto», il libro tratterebbe della cosmogenesi e dell'evoluzione dell'uomo fino alla distruzione di Atlantide.

Altri versi attribuiti al Libro di Dzyan sono stati pubblicati da Alice Bailey in A Treatise on Cosmic Fire nel 1925.

Del Libro di Dzyan non è stata fornita alcuna fonte originale né esiste alcuna citazione anteriore alla pubblicazione della Blavatsky o esterna alla saggistica esoterica afferente o meno a movimenti teosofici. Al di là delle interpretazioni fornite della Blavatsky, la completa mancanza di riscontri di questo manoscritto originale così come della misteriosa lingua pre-sanscrita in cui sarebbe stato redatto, rende dubbia la sua reale esistenza. Nel 1993, la teosofista Sylvia Cranston (pseudonimo di Anita Atkins) avanzò l'ipotesi che i versi delle stanze fossero interamente una creazione originale della Blavatsky negando, conseguentemente, l'esistenza del manoscritto.

David Reigle, un orientalista affiliato alla Società Teosofica, reputa, invece, il manoscritto connesso ad un testo del Buddhismo Vajrayana, il Kalachakra Tantra. L'esoterista inglese Nicholas Goodrick-Clarke ha suggerito, nel 2006, che la fonte di ispirazione delle stanze andrebbe ricercata nel Taoismo cinese e nella Cabala ebraica.



Fonte: Wikipedia
Per approfondimenti: Edicolaweb
Leggere anche EsimoAltervista 





L’eterna genitrice… …era rimasta sopita ancora una volta per Sette Eternità.
Il tempo non era, poiché giaceva nel Seno infinito della Durata.
La mente universale non era, poiché non vi erano Ha-hi (le forze dell’intelligenza) per contenerla.
Le sette vie della beatitudine non erano…
L’oscurità solo riempiva il Tutto illimitato…
Sola l’Una Forma d’Esistenza si stendeva illimitata, infinita, incausata, nel sonno senza sogni e la Vita pulsava inconscia nello Spazio Universale…

Il Suo Cuore non s’era pur anco aperto per lasciar entrare il Raggio Unico e quindi cadere, come il tre nel quattro, nel grembo di Mâyâ.
I sette non erano ancor nati dalla Trama di Luce.
Evoluzione Cosmica

STANZA I


1) La Genitrice Eterna, raccolta nelle sue vesti invisibili eternamente, era rimasta sopita ancora una volta per sette eternità

2) Il Tempo non era, poiché giaceva dormiente nel seno infinito della Durata.

3) La Mente Universale non era, poiché non vi erano Ah-Hi per contenerla.

4) Le sette vie della Beatitudine non erano. Non erano le grandi cause del Dolore poiché non vi era alcuno per produrle ed esserne avvinto.

5) Solo le Tenebre riempivano il Tutto illimitato, poiché Padre-Madre e Figlio erano insieme Uno, ed il Figlio non si era ancora risvegliato per la nuova Ruota e per il pellegrinaggio su di essa.

6) I Sette Sublimi Signori e le Sette Verità avevano cessato di essere e l’Universo Figlio della necessità era immerso in Paranishpanna, pronto ad essere esalato da ciò che è eppure non è. Nulla esisteva.

7) Erano state anche abolite le Cause dell’Esistenza: il visibile che fu e l’invisibile che è riposavano nell’eterno Non-Essere. Essere Unico.

8 ) Sola, l’unica forma di Esistenza si estendeva nel Sonno senza Sogni; e la vita pulsava inconsapevole nello spazio universale, attraverso quella Onnipresenza che è percepita dall’occhio aperto di Dangma.

9) Ma dove era Dangma, quando l’Alaya dell’Universo era Paramartha, e la Grande Ruota era Anupadaka?


STANZA II



1) Dove erano i Costruttori Divini, luminosi figli dell’Aurora manvantarica? Nella Tenebra ignota, nei loro Ah-Hi Paranishpanna. I produttori della forma e della non forma - la Radice del Mondo - Devamatri e Svâbhâvat, riposavano nella beatitudine del Non-Essere.

2) Dove si trovava il Silenzio? Dove erano gli orecchi per percepirlo? No; non vi era né Silenzio né Suono; nulla salvo l’incessante Alito Eterno, che non conosce se stesso.

3) L’Ora non era scoccata, e il Raggio non aveva dardeggiato nel Germe; la Matripadma non era ancora diventata turgida.

4) Il suo cuore non era ancora aperto per lasciare entrare il Raggio Unico e quindi cadere, come il Tre nel Quattro, nel grembo di Maya.

5) I Sette non erano ancora nati nella Trama di Luce. Le Tenebre sole erano Padre e Madre, Svâbhâvat; e Svâbhâvat era nelle Tenebre.

6) Questi due sono il Germe e il Germe è Uno. L’Universo era tutt’ora celato nel Pensiero Divino e nel Seno Divino.

STANZA III



1) L’ultima Vibrazione della Settima Eternità freme attraverso l’infinitudine. La madre si gonfia espandendosi dall’interno verso l’esterno, come un bocciuolo di loto.

2) La Vibrazione trascorre, toccando con la sua rapida ala l’Universo intero ed il Germe, che dimora nelle Tenebre, che alitano sulle sopite acque della vita.

3) La Tenebra irradia la Luce e la Luce lascia cadere un Raggio Solitario nelle acque, nella profondità-madre. Il Raggio dardeggia attraverso l’Uovo Vergine, il Raggio causa un fremito nell’Uovo Eterno del Mondo.

4) I Tre cadono nei Quattro. L’Essenza Radiante diventa Sette all’interno e Sette all’esterno. L’Uovo luminoso che in se stesso è Tre si coagula e si espande in grumi bianco latte per tutte le profondità della Madre, la Radice che cresce negli abissi dell’Oceano della vita.

5) La Radice rimane, la Luce rimane e i Grumi rimangono; ancora Oeahooo è Uno.

6) La Radice della vita era in ogni goccia dell’Oceano dell’Immortalità e l’Oceano era Luce Radiante, che era Fuoco, Calore e Moto. La Tenebra svanì e non fu più; disparve nella propria essenza il Corpo di fuoco e d’acqua del Padre e della Madre.

7) Mira, o Lanu, il radioso figlio dei due, l’incomparabile gloria fulgente, brillante spazio, figlio dello Spazio Tenebroso, che emerge dalle profondità delle grandi Acque Tenebrose. E’ Oeahooo il più giovane. Riluce come il Sole ed è il divino grado fiammeggiante della sapienza; l’Eka è Chatur e Chatur prende a sé Tri e l’unione produce i Sapta in cui sono i sette, che diventano i Tridasha, le Osti e le Moltitudini. Il velo viene alzato e dispiegato dall’oriente all’occidente. Viene chiuso fuori il Disopra e lasciato il Disotto visibile Egli sceglie i posti per i Risplendenti e tramuta il superiore in un mare di fuoco senza rive e l’Uno manifestato tramuta nelle grandi acque.

8 ) Dov’era il Germe e dov’é ora la tenebra? Dov’era lo spirito della fiamma che arde nella tua lampada, o Lanu? Il Germe é Quello e Quello è luce, il bianco figlio brillante dell’oscuro Padre Nascosto.

9) La luce è fiamma fredda e fiamma è fuoco, e il fuoco produce calore che dà acqua, l’acqua di vita nella grande madre.

10) Padre-Madre tesse una tela il cui mondo superiore è fissato allo spirito, luce della tenebra una, e l’inferiore è al suo estremo oscuro, la materia; e questa tela è l’Universo, intessuto dalle due sostanze fatte in una che è Svâbhâvat.

11) La tela si espande quando l’alito del fuoco gli è sopra; si contrae quando l’alito della madre lo tocca. Allora i figli si disgiungono e si disperdono per ritornare nel seno della loro madre, alla fine del grande giorno e ridiventare uno con lei. Quando si raffredda diventa radiante. I suoi figli si espandono e si contraggono in sé stessi e nei propri cuori; essi abbracciano l’infinito.

12) Allora Svâbhâvat manda Fohat a consolidare gli atomi. Ognuno è una parte della Tela. Riflettendo come uno specchio il "Signore che esiste di per sé", ognuno a sua volta diviene un mondo.

STANZA IV


1) Ascoltate, figli della terra i vostri istruttori, figli del fuoco. Imparate che non vi è né primo né ultimo poiché tutto è un numero emerso dal non numero.

2) Imparate ciò che noi, discendenti dai Sette primordiali, nati dalla fiamma primordiale abbiamo imparato dai nostri padri.

3) Dal fulgore della luce, raggio dell’eterna tenebra, balzarono nello spazio le energie risvegliate: l’UNO dall’Uovo, i SEI ed i CINQUE. Quindi i TRE, l’UNO, i QUATTRO, l’UNO, i CINQUE-DUE VOLTE SETTE LA SOMMA TOTALE. E questi sono le essenze, le fiamme, gli elementi, i costruttori, i numeri, gli Arûpa, i Rûpa e la forza o uomo divino, somma totale. E dall’uomo divino emanarono le forme, le scintille, gli animali sacri e i messaggeri dei padri sacri entro i quattro Santi.

4) Questo era l’Esercito della Voce, la Divina Madre dei Sette. Le scintille dei sette sono sottoposte e serventi del primo, del secondo, del terzo, del quarto, del quinto, del sesto e del settimo dei sette. Queste sono chiamate sfere, triangoli, cubi, linee e modellatori; perché così sta l’eterno Nidana, l’Oi-Ha-Hou.

5) L’Oi-Ha-Hou che è tenebra, l’illimitato o il non numero, Adi-Nidana, Svâbhâvat, il cerchio:

a) L’Adi-Sanat, il numero, poiché egli è uno.
b) La voce della parola, Svâbhâvat, i numeri, poiché egli è uno e nove.
c) Il quadrato senza forma.

E questi tre racchiusi dentro il cerchio, sono i sacri quattro e i dieci sono l’Universo Arûpa. Indi vengono i figli, i sette combattenti, l’uno, l’ottavo lasciato fuori e il suo alito che è il fattore della luce.

6) Poi i secondi sette che sono i Lipika prodotti dai tre. Il figlio reietto è uno. I figli-Soli sono numerosissimi.

STANZA V



1) I sette primordiali, i primi sette aliti del drago di sapienza producono a loro volta, dai loro santi aliti roteanti, l’igneo turbine.

2) Essi fanno di lui il messaggero della loro volontà. Il Dzyu diviene Fohat: il rapido figlio dei figli di Dio, i cui figli sono i Lipika, corre incombenze circolari. Fohat è il corsiere, il pensiero e il cavaliere. Egli passa come il fulmine attraverso le ignee nubi; egli fa’ tre e cinque e sette passi attraverso le sette regioni Disopra e le sette Disotto. Egli alza la sua voce e chiama le innumerevoli scintille e le unisce insieme.

3) Egli è lo spirito che le guida e le dirige. Quando comincia a lavorare separa le scintille del regno inferiore che ondeggiano e fremono di gioia nelle loro dimore radianti e ne forma i germi delle ruote. Le colloca nelle sei direzioni dello spazio e una nel mezzo, ruota centrale.

4) Fohat traccia linee spirali per unire la sesta alla settima - la corona. Un esercito di figli della luce si trova in ogni angolo, i Lipika nella ruota mediana. Essi affermano: "Questo è buono". Il primo mondo divino è pronto; il primo, il secondo. Allora "il divino Arûpa" si riflette in Chhâyã Loka il primo rivestimento di Anupadaka.

5) Fohat fa cinque passi e costruisce una ruota alata ad ogni canto del quadrato per i quattro santi... e i loro eserciti.

6) I Lipika circoscrivono il triangolo, il primo cubo, il secondo è il pentacolo dentro all’uovo. E’ l’anello chiamato "non passare" per coloro che discendono e salgono; che durante il Kalpa progrediscono verso il gran giorno "Sii con noi"... Così furono costruiti l’Arûpa e il Rûpa: dall’una luce, sette luci, da ognuna delle sette, sette volte sette luci. Le ruote vigilano l’anello...

STANZA VI


1) Per la potenza della Madre di Misericordia e di sapienza, Kwan-Yin il triplo Kwan-Shai-Yin, che risiede in Kwan-Yin-Tien-Fohat, alito della loro progenie, il figlio dei figli, avendo fatto uscire dall’abisso inferiore la forma illusoria di Sien-Tehan ed i sette elementi.

2) Il rapido e radiante produce i sette centri Laya, contro i quali nessuno prevarrà fino al gran giorno "Sii con noi"; su queste fondamenta eterne è collocato l’Universo, circondando Sien-Tehan con i germi elementari.

3) Dei sette - prima uno manifesto - sei celati; due manifesti, cinque celati; quattro manifesti, tre celati; quattro e uno Tsan rivelati; due e mezzo celati; sei da essere manifesti, uno messo da parte. Finalmente, sette piccole ruote che girano, una dando origine all’altra.

4) Egli le costruisce a somiglianza delle ruote più antiche, collocandole sui centri imperituri. Come le costruisce Fohat?

Egli raduna la polvere ignea. Fa globi di fuoco, corre attraverso e intorno a loro infondendo vita, quindi li mette in moto, alcuni in modo altri in un altro. Essi sono freddi ed egli li rende roventi. Sono asciutti e li rende umidi. Brillano e ventilando li raffresca. Così agisce Fohat da un crepuscolo all’altro durante sette eternità.

5) Alla quarta, ai figli è detto di creare le loro immagini. Un terzo rifiuta due obbediscono. La maledizione è pronunciata. Nasceranno nella quarta, soffriranno e faranno soffrire. Questa è la prima guerra.

6) Le ruote più antiche rotearono in basso ed in alto, gli ovuli materni riempivano il tutto. Vi furono battaglie combattute fra creatori e distruttori e battaglie combattute per lo spazio; il seme appariva e riappariva continuamente.

7) Fa i tuoi calcoli o Lanu se vuoi l’età precisa della tua piccola ruota. Il suo quarto raggio è la nostra madre. Raggiungi il quarto frutto del quarto sentiero di sapienza che conduce al Nirvana e comprenderai, poiché vedrai.

STANZA VII



1) Ecco il principio della vita informe e senziente. Prima il divino, l’Uno dallo spirito madre; poi lo spirituale; il tre dall’Uno; il quattro dall’Uno e i cinque dai quali i tre, i cinque ed i sette.
Questi sono i triplici e i quadruplici, discendenti; i figli della mente del primo signore; i sette risplendenti. Sono essi che sono te, io, egli, o Lanu; essi che vegliano su di te e su tua madre Bhumi.

2) Il raggio uno moltiplica i raggi minori. La vita precede la forma e la vita sopravvive all’ultimo atomo. Attraverso gli innumerevoli raggi il raggio della vita, l’Uno come un filo attraversa molte perle.

3) Quando l’Uno diventa due, il triplice appare e i tre sono Uno; ed è il nostro filo, o Lanu, il cuore della pianta-uomo chiamata Saptaparna.

4) E’ la radice che non muore mai, la fiamma trilingue dai quattro lucignoli. I lucignoli sono le scintille che traggono dalla fiamma trilingue scoccata dai sette, la loro fiamma, i raggi e le scintille di una Luna riflessa nelle acque correnti di tutti i fiumi della terra.

5) La scintilla è attaccata alla fiamma con un sottilissimo filo di Fohat. Esso viaggia attraverso i sette mondi di Maya. Si ferma nel primo ed è un metallo o è una pietra, passa nel secondo ed ecco una pianta, la pianta passa attraverso sette mutazioni e diventa un animale sacro.
Dalla combinazione degli attributi di questi, Manù, il pensatore è formato. Chi lo forma? Le sette vite e la vita una. Chi lo completa? Il quintuplice Lha. E chi perfeziona l’ultimo corpo? Il pesce, il peccato e Soma.

6) Da primogenito il filo fra il guardiano silenzioso e la sua ombra diviene più forte e raggiante con ogni cambiamento. La luce del sole mattutino è divenuta gloria del meriggio.

7) "Questa è la tua ruota attuale" disse la fiamma alla scintilla. "Tu sei me stessa, la mia immagine, la mia ombra. Mi sono rivestita di te e tu sei il mio Vâhan fino al giorno ""Sii con noi", quando tu ridiverrai me stessa ed altri, tu stessa e me". Allora i costruttori indossate le loro prime vestimenta, discendono sulla terra radiosa e regnano sugli uomini che sono loro stessi.
Antropogenesi

STANZA I


1) Il Lha che fa muovere la quarta è il servitore del Lha dei sette, che conducono i loro occhi intorno al signore, e girano l’occhio unico del nostro mondo, il suo soffio, diede la vita ai sette. Egli diede la vita al primo.

2) La Terra disse: “Signore dal volto luminoso, la mia casa è vuota... manda i tuoi figli a popolare questa Ruota. Tu hai inviato i tuoi sette figli al Signore della Saggezza. Egli ti vede sette volte più vicino a Lui, ti sente sette volte di più. Tu hai impedito ai tuoi servitori, i Piccoli Anelli, d’impadronirsi della Tua Luce e del Tuo Calore, d’intercettare la tua grande Bontà al suo passaggio. Mandali ora al tuo servo”.

3) Il Signore disse: “Ti manderò un fuoco quando il tuo lavoro comincerà. Alza la voce verso gli altri Lokas; rivolgiti a tuo Padre, il Signore del Lotus, per i suoi figli... Il tuo popolo sarà governato dai Padri. I tuoi uomini saranno mortali. Non i figli di Soma, ma gli uomini del Signore della Saggezza sono immortali. Cessa i tuoi lamenti. Le tue sette pelli ti ricoprono ancora... Tu non sei pronta. I tuoi uomini non sono pronti.”.

4) Dopo grandi pene ella si svestì delle Tre antiche pelli; indossò le Sette nuove e rimase vestita
nella sua prima.

STANZA II


1) La Ruota girò ancora durante trenta crore e costruì delle Rûpa; delle Pietre tenere che indurivano, delle piante dure che si ammorbidivano. Il visibile uscì dall’invisibile; gli insetti e le piccole Vite.
Essa li scosse dal suo dorso ogni volta che essi sopravanzarono la Madre... Dopo trenta crore, ella si girò. Giaceva sul dorso, sul fianco... Non voleva chiamare nessun Figlio della Saggezza. Generò dal proprio Seno. Ella diede vita agli Uomini Acquatici, terribili e cattivi.

2) Gli Uomini Acquatici, terribili e cattivi, furono creati con i resti degli altri. Ella li formò con la scoria e con la melma del suo Primo, Secondo e Terzo. I Dhyâni vennero dal risplendente Padre-Madre delle Regioni Bianche, dalla dimora dei Mortali-Immortali.
3) Essi furono malcontenti. “La nostra carne è assente. Nessun Rûpa conveniente ai nostri fratelli della Quinta. Nessuna Dimora per le Vite. Esse devono abbeverarsi di Acque pure e non di acque torbide. Dissecchiamole”.

4) Le fiamme vennero. I Fuochi con le Scintille. I Fuochi Notturni ed i Fuochi Diurni. Essi disseccarono le acque torbide e scure. Con il loro calore le estinsero. I Lhas dall’alto, i Lhamayin del Basso, vennero. Sgozzarono le forme che erano a doppia e quadrupla faccia. Combatterono gli Uomini-Capra, gli Uomini dalla testa di Cane, e quelli con il corpo di Pesce.

5) L’Acqua-Madre; il Grande Mare pianse. Essa si sollevò, sparì nella Luna, che l’aveva sollevata, che le aveva dato vita.

6) Quando essi furono distrutti, la Terrra-Madre restò nuda e chiese di essere disseccata.

STANZA III

1) Il Signore dei Signori venne. Egli separò le acque dal loro corpo, e ciò costituì il cielo di sopra; il Primo Cielo.

2) I grandi Cohans chiamarono i signori della Luna, dai Corpi Aerei: “Fate apparire gli Uomini della vostra natura. Date loro le forme interne. Essa edificherà i Rivestimenti esteriori e saranno Maschi-Femmine. Signori della Fiamma anche...”.

3) Ognuno andò nel territorio assegnatoli; erano Sette, ciascuno nel suo Lotto. I Signori della Fiamma restarono indietro e non volevano andare, non volevano creare.

STANZA IV

1) Le Sette Legioni, i Signori nati dalla Volontà,, spinti dallo Spirito che dona la Vita, staccarono gli uomini da loro stessi, ciascuno sulla propria Zona.

2) Sette volte sette Ombre di Uomini futuri nacquero, ognuno del proprio colore e della propria Specie. Ciascuno inferiore a suo Padre. I Padri, i Senza-Ossa, non potevano dar vita a degli esseri provvisti di ossa. I loro discendenti furono dei Bhûta, senza forma né mente. Perciò furono chiamati la Razza Chhâyã.

3) Come sono nati i Manoushya? I Manù con la loro mente come sono fatti? I Padri chiamarono in loro aiuto il proprio Fuoco, che brucia nella Terra. Lo spirito della Terra chiamò in suo aiuto il Fuoco Solare. I tre, grazie ai loro sforzi riuniti, produssero un buon Rûpa. Poteva reggersi dritto, camminare, correre, curvarsi o volare. Pure non era altro che un Chhâyã, una Ombra senza Sensi.

4) Il Soffio aveva bisogno di una forma, i Padri la diedero. Il Soffio aveva bisogno di un corpo grossolano, la Terra lo foggiò. Il Soffio aveva bisogno dello Spirito di Vita, Lhas Solari l’insufflarono nella sua Forma. Il Soffio aveva bisogno di uno specchio del suo corpo “Noi gli donammo il nostro”, dissero i Dhyânis. Il Soffio aveva bisogno di un veicolo dei desideri: “lo possiede!” dissero gli scolatoi delle Acque; ma il Soffio aveva bisogno di una mente per abbracciare l’Universo: “Non possiamo dare ciò!” dissero i Padri. “Io non l’ebbi mai” disse lo spirito della Terra. “La Forma si consumerebbe se gli donassi la mia!” disse il Grande Fuoco... L’Uomo rimase un Bhûta, vuoto e sprovvisto di sensi... Così i Senza-Ossa diedero Vita a coloro che divennero degli Uomini provvisti di ossa durante la Terza.

STANZA V

1) I primi furono i figli dello Yoga. I loro figli, i nati dal Padre Giallo e dalla Madre Bianca

2) La Seconda Razza fu prodotta da innesto ed espansione, l’asessuale uscendo dal Senza-Sesso. Così, Oh Lanu fu prodotta la Seconda Razza.

3) I loro Padri furono gli Auto-Generati. Gli Autogenerati, i Chhâyã sortiti dai brillanti corpi dei Signori i Padri, i figli del crepuscolo.

4) Quando la Razza invecchiò, le Acque antiche si mescolarono alle più fresche. Quando le sue Gocce divennero torbide svanirono e si dispersero nel nuovo torrente caldo della Vita. L’esterno del Primo divenne l’interno del Secondo. L’antica Ala divenne la nuova Ombra e l’Ombra dell’Ala.

STANZA VI

1) La Seconda allora sviluppò i Nati dall’Uovo; la Terza.. Il Sudore aumentò; le sue gocce ingrossarono e divennero dure e rotonde. Il Sole le riscaldò, la Luna le rinfrescò e le modellò; il Vento le nutrì fino alla maturità. Il Cigno Bianco della Volta Stellata covò la Grossa Goccia. L’uovo della futura Razza, l’Uomo cigno della fine della Terza. Prima maschio-femmina, poi uomo e donna.

2) Gli Auto-Generati furono i Chhâyã, le ombre dei Corpi dei Figli del Crepuscolo. Né l’acqua, né il fuoco potevano distruggerli. I loro figli (lo) furono.

STANZA VII


1) I Figli della Saggezza, i Figli della Notte, pronti a rinascere, discesero e videro le forme vili della Prima Terza.

2) “Noi non possiamo scegliere”, dissero i Signori, “Noi abbiamo la Saggezza”. Alcuni entrarono nei Chhâyã. Altri proiettarono la Scintilla. Altri ancora differirono fino alla Quarta. Con il proprio Rûpa essi riempirono il Karma. Quelli che entrarono divennero gli Arhat. Coloro che ricevettero solo una Scintilla restarono sprovvisti di sapere; la Scintilla brillò debolmente. I Terzi restarono senza Mente. Il loro Jivas non era pronto. Questi furono messi da parte tra i Sette. Essi divennero le Testestrette. I Terzi erano pronti. “In questi noi abiteremo”. Dissero i Signori della Fiamma e della Oscura Saggezza.

3) Come agirono i Mànasa, i Figli della Saggezza? Essi respinsero gli Auto-Generati. Non sono pronti. Sdegnarono i Nati-dal-Sudore. Essi non sono del tutto pronti. Non vollero entrare nei primi Nati dall’Uovo.
4) La Terza Razza divenne il Vâhan dei Signori della Saggezza, e creò i figli della Volontà e dello Yoga: da Kryâshkti li creò, i Santi Padri, gli antenati degli Arhat...

STANZA VIII

1) I primi animali furono tratti dalle gocce del sudore; dai residui della Sostanza, materia proveniente dai corpi morti degli uomini e degli animali della Ruota precedente, e della polvere respinta.

2) Animali provvisti di ossa, dragoni dell’abisso e Sarpas volanti furono aggiunti alle cose striscianti. Quelli che strisciano sul suolo furono provvisti di ali. Quelli che nell’acqua avevano lunghi colli divennero i progenitori degli uccelli dell’aria.

3) Durante la Terza, gli animali senza ossa si svilupparono e maturarono: divennero animali provvisti di ossa. I loro Chhâyã divennero solidi.

4) Gli animali si separarono per primi. Essi cominciarono a riprodursi. L’Uomo doppio pure si separò e disse: “Facciamo come loro; uniamoci e procreiamo”; lo fecero...

5) E coloro che non avevano Scintilla presero per essi enormi animali femmine. Produssero con esse delle razze mute. Essi stessi erano muti. Ma le loro lingue si sciolsero. Le lingue dei loro discendenti restarono mute. Essi allevarono dei mostri contraffatti e coperti di peli rossi che camminavano a quattro zampe. Una Razza muta perché la sua vergogna non fosse narrata.

STANZA IX

1) Vedendo ciò i Lhas che non avevano costruito gli uomini piansero dicendo:

2) “Gli Amânasa hanno macchiato le nostre future dimore. Quello è Karma. Abitiamo negli altri. Istruiamoli meglio, perché non succeda qualcosa di peggio”. Lo fecero...

3) Allora tutti gli uomini furono dotati di Manas e videro il peccato di quelli che erano sprovvisti di mente.

4) La Quarta Razza sviluppò la parola.

5) L’unico divenne due; e così per tutte le cose viventi e striscianti che erano ancora uniche, i pesci giganti, gli uccelli e i serpenti dalle teste coperte di scaglie.

STANZA X

1) Così due per due nelle sette Zone, la Terza Razza diede alla Quarta; i Suras divennero Asuras.

2) La Prima in ogni Zona fu del colore della Luna. La Seconda Gialla come oro; la Terza Rossa. La Quarta bruna, che divenne nera col peccato. I primi sette rampolli umani ebbero tutti la medesima tinta. I sette che seguirono cominciarono a mescolarsi.

3) Allora la Terza e la Quarta crebbero in orgoglio. “Noi siamo i re; noi siamo gli dei”.

4) Presero delle mogli piacevoli a vedersi. Donne prese tra coloro che erano sprovvisti di mente, dalle teste strette, e nacquero dei mostri, cattivi demoni, maschi e femmine, e anche dei Khado, con piccole menti.

5) Costruirono dei templi per il corpo umano. Adorarono i maschi e le femmine e il Terzo occhio cessò di funzionare.

STANZA XI


1) Costruirono città colossali con terre e metalli rari. Servendosi dei fuochi vomitati, della terra bianca delle montagne e della terra nera, formarono le loro immagini, in grandezza naturale e a loro somiglianza, e le adorarono.

2) Eressero grandi statue, alte nove yatis, taglia del loro corpo. Fuochi eterni avevano distrutto il Paese dei loro Padri. L’Acqua minacciava la Quarta.

4) Tutti i santi furono salvi e gli empi distrutti. Con loro perì la grande maggioranza degli enormi animali prodotti dal sudore della terra.

STANZA XII

1) Pochi furono i superstiti. Alcuni fra i gialli, alcuni fra i bruni e i neri, alcuni fra i rossi rimasero. Quelli del colore della Luna erano partiti per sempre.

2) La Quinta prodotta dal gregge santo, restò; essa fu governata dai primi Re Divini.

3) ... I serpenti che ridiscesero, che fecero pace con la Quinta, che la istruirono e guidarono...
Teogonia


NOVE STANZE DAL LIBRO DI DZYAN


STANZA I

SLOKA 1. Quando Fohat congiunse due linee di fuoco in uno stretto abbraccio, formando un Cerchio di Fiamma per lasciare il passo al Quinto, allora i semidèi cominciarono a riempire quel campo cosmico con le immagini di se stessi.

SLOKA 2. Avanti e indietro correvano i Primogeniti, volteggiando dietro ogni Spada Fiammeggiante che scaturiva dalla testa del Possente, mentre cercavano il Pascolo in previsione del giorno in cui sarebbe nata la Grande Vacca Rossa. Il latte di quella vacca si raccoglierà e scorrerà in fiumi di Acqua e Vino per spegnere la sete dei Due Volte Nati, i Signori del Mistico Fuoco Sacro.

STANZA II

SLOKA 1. Disse il Radioso al Volto Risplendente: “Farò in modo che un’ombra copra il Tuo volto per il tempo di un giorno e di una notte. Coverò la Tua prole e la farò crescere forte e potente, poiché quando l’ombra si sarà allontanata dal Tuo volto Tu splenderai di nuovo.”

SLOKA 2.
“Tu splenderai di nuovo con la settupla Luce, e il volto del Tuo figlio Primogenito rifletterà la luce che brilla dal Tuo volto. Non vi saranno più le [razze] nere e brune, e quelle dorate si risveglieranno dal sonno e domineranno come un tempo.

SLOKA 3. “Fuoco e diluvio, acido e sangue scorreranno come ruscelli e sommergeranno la stella dal volto annerito. I figli una volta luminosi dei semidèi hanno gettato ombre profonde su quel volto; hanno rubato il fuoco che illuminava i suoi occhi e lo hanno modellato in una massa dal debole luccichio per imprigionare e legare i suoi arti una volta agili. Un’immediata vendetta li raggiungerà e li getterà nell’inferno.

STANZA III

SLOKA 1. “Quando il cerchio di fiamma si aprirà nuovamente e la struttura di vita sarà liberato alla schiavitù, il cinque cadrà nel sei, e le mammelle di Surhabi rilasceranno quattro colombe – ognuna delle quali porterà un ramo del Sacro Frassino per aiutare e risanare i figli di Maya. Fohat attraverserà ancora una volta il limite con un altro passo più potente, e attirerà l’arco discendente della linea di vita verso una voluta superiore, mediante la forza del Suo braccio destro.

SLOKA 2. “I quadruplici Lha emetteranno dai Loro fianchi i germi che cresceranno nei triplici rivestimenti delle forme animali, dei pesci e dei volatili al servizio dell’uomo.

SLOKA 3. “Mai più giganteschi esseri viventi e creature striscianti abiteranno sul bordo della Ruota su cui dimorano i Figli del Fuoco e della Fiamma. Le bestie del campo e gli uccelli dell’aria s’incontreranno e separeranno in pace, ed entrambi si nutriranno di grano purpureo, il dono elargito dagli dèi in persona. Tutto quel che cresce sotto il terreno della Ruota da allora in poi sarà proibito, e l’uomo vivrà mediante il potere della sua Volontà e non di cibi grossolani. Quando la Ruota avrà girato una crora e mezza, le Scintille si incarneranno in un frutto che l’uomo non aveva mai assaporato. I fanciulli, come gli adulti, si nutriranno di esso, e parole di saggezza usciranno dalle loro labbra, tra lo stupore degli dèi.”

STANZA IV

SLOKA 1. Il selvaggio Toro Bianco adombrò la Grande Vacca Rossa. Con uno sforzo espulsivo essa partorì una Vitella Bianca.

SLOKA 2. Su entrambi i lati della sua testa spuntò un Corno d’Oro, e nel centro spuntò improvvisamente un Corno sormontato da un Diamante.

SLOKA 3. I Tre Corni crebbero rapidamente, molti cubiti al giorno. I Corni d’Oro circondarono le razze della Stella Mutevole. Il Corno di Mezzo si curvò penetrando nella terra, per cercare le dimore dei Serpenti di Saggezza. Li fece uscire dai Loro rifugi e li condusse in luoghi elevati.

SLOKA 4.
Quando i loro occhi videro la vitella bianca, Essi dissero all’unisono: “Tu per noi sei un auspicio. Ora entreremo nel Cerchio dei Corni D’Oro, e daremo la nostra Saggezza a coloro che marcherai col tuo segno, ed essi saranno i nostri Messaggeri sia per giovani che per i vecchi”.

STANZA V

SLOKA 1. “Diventerete così audaci da ostacolare la mia volontà?” gridò Fohat nella Sua ira. “Sfiderete voi la collera del Volto Risplendente e delle legioni che lo circondano? Badate che non abbassi il mio piede così pesantemente da demolire il ponte tra gli Dèi e gli uomini; allora non potrete più soccorrere gli uomini, né far risuonare accordi pienamente armonici.”
“Guardate! Io chiamo i Lha. I Dhyani luminosi – i figli della Legge e della Saggezza - e l’Essere dal Volto Risplendente, tutti, tutti da me. Essi decideranno.”

SLOKA 2. Dalla Sua testa, dai Suoi piedi, dalla Sua mano sinistra e dalla Sua mano destra, scaturirono quattro vasti torrenti di Fuoco. Questi cercarono le dimore degli Dèi, e rapidamente li portarono sul ponte dove stava Fohat con il piede sollevato. Dal Suo ombelico uscirono scintille che, a Sua insaputa, avevano il potere di vincere la morte stessa.

SLOKA 3. Così vennero tutti, gli Dèi del mondo superiore e quelli del mondo inferiore, dicendo: “Il nostro potere di fare o disfare è completamente svanito. I figli di Maya hanno rubato con violenza il nostro potere e la nostra saggezza. Tu, nobile fratello, potrai fare il Quinto Passo, ma quando ti riposerai della fatica e alzerai il tuo piede per fare il Sesto – ecco, sarai solo. Coloro contro i quali ora emetti i tuoi decreti saranno diventati Dèi prima che il tuo piede faccia il Sesto Passo, e tu non potrai risollevarlo, poiché il cerchio di Fiamma si aprirà per te, e la tua linea di vita sarà tagliata in due.”

SLOKA 4. Imperturbabile, ma indebolito Fohat sollevò il Suo piede sulla sponda inferiore del tempo. Le tenebre sommersero tutte le cose viventi. I volti dei Risplendenti rimasero nascosti dalle Ruote che giravano. Lo Spirito entrò ancora una volta in meditazione.

STANZA VI

SLOKA 1. Le tenebre e il crepuscolo di un’altra Notte erano passati. Il piede del Possente si sollevò ancora, e con la sua torcia illuminò i volti dei Risplendenti. Le Scintille che bruciavano lentamente e senza fiamma si risvegliarono alla vita e cercarono le mammelle di Surabhi, e quindi, con il latte che succhiavano, crebbero velocemente e forti. La Montagna Santa si risvegliò, e dalle sue profondità emersero vaste nubi di fuoco e fumo e boati di tuono. I demoni del mondo inferiore uscirono e scossero la superficie della Stella Nera, finché ancora una volta essa diventò perfettamente bilanciata.

SLOKA 2. A quello del Volto Risplendente Meru gridò a voce alta: “Sorridi al mio volto e spezza la catena che imprigiona con solidi ceppi le vite inferiori, in modo che le Scintille nuovamente rivestite facciano crescere le cose che hanno vita affinché i figli di Maya possano nutrirsene quando ritorneranno a cercare la realizzazione dei loro sogni.”

SLOKA 3. Allora vennero i Dhyan Chohan – i Deva della Quarta - Coloro che fallirono nella Terza. Dissero al Volto Risplendente: “Permettici di portare a termine adesso l’opera in cui fallimmo; abbiamo imparato la lezione.”

STANZA VI

SLOKA 1. Le tenebre e il crepuscolo di un’altra Notte erano passati. Il piede del Possente si sollevò ancora, e con la sua torcia illuminò i volti dei Risplendenti. Le Scintille che bruciavano lentamente e senza fiamma si risvegliarono alla vita e cercarono le mammelle di Surabhi, e quindi, con il latte che succhiavano, crebbero velocemente e forti. La Montagna Santa si risvegliò, e dalle sue profondità emersero vaste nubi di fuoco e fumo e boati di tuono. I demoni del mondo inferiore uscirono e scossero la superficie della Stella Nera, finché ancora una volta essa diventò perfettamente bilanciata.

SLOKA 2.
A quello del Volto Risplendente Meru gridò a voce alta: “Sorridi al mio volto e spezza la catena che imprigiona con solidi ceppi le vite inferiori, in modo che le Scintille nuovamente rivestite facciano crescere le cose che hanno vita affinché i figli di Maya possano nutrirsene quando ritorneranno a cercare la realizzazione dei loro sogni.”

SLOKA 3. Allora vennero i Dhyan Chohan – i Deva della Quarta - Coloro che fallirono nella Terza. Dissero al Volto Risplendente: “Permettici di portare a termine adesso l’opera in cui fallimmo; abbiamo imparato la lezione.”

Essi s’incarnarono allora nei corpi creati per Loro. I padri della Quarta divennero essi stessi la progenie della Quinta. Presero per sé delle compagne e furono prolifici nel generare. Ma la loro progenie non sapeva niente delle offese dei loro padri contro gli Dèi, né delle cause della punizione karmica ad essi inflitta; le loro menti perseverarono. Violenta e accanita fu la battaglia contro gli spiriti di natura rivestiti di forme inferiori, e contro le armate di demoni del mondo inferiore. A volte perdevano, altre volte vincevano.

Gridarono alle immagini che avevano fatto con le proprie mani, alle stelle e agli esseri invisibili: “Svelateci i misteri dei nostri padri. Siamo ciechi, sordi e muti davanti ai nostri nemici. Nelle Tenebre cerchiamo a tentoni la Luce che illumina il Fuoco che ora arde così debolmente entro di noi. Sappiamo che la Luce risplende chiara e luminosa in luoghi nascosti, ma ogni volta che ci accostiamo, si allontana da noi. Le tenebre sono aumentate da quando abbiamo perduto il debole barlume di quella Luce. Preferiamo morire piuttosto che soffrire continuamente per il dolore che ci consuma e l’intenso desiderio non corrisposto di quella Luce.”

SLOKA 4. Allora la compassione si risvegliò nel cuore del Possente – che cavalca maestoso il Cavallo Bianco - ed Egli rispose loro dicendo:

“Manderò a voi mio Figlio. Sarà rivestito di Fuoco per essere una torcia che illumini i Fuochi nei vostri cuori. Dai Fuochi così accesi la vera Luce risplenderà su di voi.”

Lo spazio tra le acque superiori e quelle inferiori si aprì, e il Figlio venne in potenza e gloria, come un sole. Si alzò in piedi sul monte più alto della Stella Nera e toccò gli occhi accecati, le orecchie e le labbra di tutti i supplici lì riuniti per vederlo, sentirlo e parlargli. Egli disse loro: “Sono inviato per essere una torcia che illumini i Fuochi nei vostri cuori, e resterò con voi fin quando la Sacra Luce splenderà così luminosamente, che ai vostri occhi sarà rivelato ogni nemico, ma solo voi avrete il potere di abbattere quei nemici. Andate ora a raccogliere il combustibile ei alimentate i Fuochi in modo appropriato”.

SLOKA 5. Il Figlio chiamò ad alta voce la Grande Madre e Lei discese con i Lipika. Essi raffreddarono e raggrupparono le Scintille Ardenti. Quelle che quando venne la lunga notte alla fine della Quinta erano state la Terza, la Quarta e la Quinta [Razze] angolate, furono ora plasmate ed immesse nella Sesta e Settima [Razze] angolate.

SLOKA 6. I Sei Figli di Fohat vennero a indurirle, addensarle e dirigerle nella forma, secondo i modelli delle Chhaya degli Dèi.

SLOKA 7. Due nuove porte furono aperte dal finito e dall’infinito. Il luminoso raggio bianco del Sole Divino risplendeva attraverso le porte appena aperte e non si spezzò in frammenti. Il viso della Stella che un tempo fu Nero era mutato; esso ora riluceva di un fulgore brillante. Le Ruote sue compagne adesso cercavano i raggi frammentati, poiché questi erano rimasti gli ultimi della razza.

SLOKA 8.
La Grande Madre gridò all’Eterno: “La mia opera è compiuta per questo Tuo figlio una volta respinto ed Egli governerà sulla mia progenie quando ritornerò da Te.” Allora caddero le barriere trai mondi superiori e inferiori.

SLOKA 9. Il Drago di Saggezza discese, e con Esso la Gerarchia dall’Anima di Diamante. Nella propria essenza divina Essi avvolsero le forme create per Loro – non erano più Figli di Maya, ma Figli della Volontà e dello Yoga.

SLOKA 10.
Non saranno più innalzate barriere tra il finito e l’infinito, poiché la Sesta sarà assorbita naturalmente dalla Settima

STANZA VII

SLOKA 1. Alla fine i Figli di Maya fecero vibrare l’accordo pienamente armonioso, e a quel suono l’Illusione svanì. La verità fu rivelata pienamente. Conoscenza, potere, gloria della meta raggiunta, avvolsero i nuovi nati come in una veste.

SLOKA 2. Lungo il sentiero degli Dei costellato di stelle - il sentiero delle Luci Minori - che attendono la nascita in altre Forme, venne un Essere diverso dagli Dèi, e tuttavia imparentato con Loro; diverso dagli Spiriti del Trono, tuttavia da Essi conosciuto; simile a uomo, tuttavia più che uomo; un Essere ricoperto da vesti; luminoso come brina al sole; maestoso, dall’espressione severa, eppure amabile nel parlare.

SLOKA 3. Da una Luce minore all’altra Egli passò, e quando il Suo passo sfiorava ogni Stella, essa risuonava un accordo della più dolce melodia. Man mano che si avvicinava ognuna delle corde suonate vibrava di un tono trionfante.

SLOKA 4.
Infine si fermò, si pose in alto ed inclinò il Suo orecchio per udire il canto chiaro e forte che le Stelle sotto i Suoi piedi ora intonavano.

SLOKA 5.
La Stella un tempo Nera adesso brillava di gloria riflessa dal Suo volto, e pieno e chiaro Egli udì l’eco dell’accordo che fino a quel momento aveva vibrato solo su toni minori di dolore e di angoscia.

SLOKA 6. Il Re aveva realizzato il suo destino e adesso era da loro conosciuto. “Sono l’alfa”, Egli disse, “e sono l’omega, e noi siamo uno. Dalle Tenebre venne la luce. Dal nulla venne il tutto. Dalla Morte è venuta la vita Eterna. Tutto è compiuto.”


STANZA VIII

SLOKA 1.
Fohat ha sollevato il Suo piede, ma prima di abbassarlo esita. I Figli della Fiamma Gli hanno gridato con dolente angoscia: “I Figli di Maya non possono raggiungere l’anello invalicabile se metti il Tuo piede sul loro collo prima che essi si avvicinino alle Chhaya di quell’anello.”

SLOKA 2. Fohat alza la voce, quella voce che era stata a lungo calma, e ordina agli ardenti servitori della Sua volontà di dare l’ultimatum ai Figli della Fiamma: “Non fermerò né Dèi né uomini, ma farò di più. Andate dai Figli di Maya e fate risuonare il sacro accordo su ciascuna delle sette corde della lira. Forse ciò potrà risvegliarli dal sonno e far loro raggiungere velocemente lo scopo, prima che il mio piede cada sul lato inferiore del nero Torrente”.

SLOKA 3. I messaggeri tornarono indietro e dissero: “Non possiamo far risuonare il sacro accordo. Ma cinque delle sette corde della lira vibreranno, mentre il suono delle altre due rimarrà stridente e disarmonico.”

SLOKA 4. Allora Fohat, incollerito, lanciò un torrente di fuoco che circondò tutti i cieli e risvegliò gli Asura sulle loro alte dimore. Rapidamente, sul vento delle Loro ali, Essi vennero dai regni della quiete e si rivolsero a Fohat dicendo: “Abbassa pure il tuo piede, se questa è la tua volontà, e concludi il tuo Passo, ma prima che tu lo faccia sappi che, prima di sollevarlo nuovamente, noi e i nostri fratelli, i Costruttori Divini, avremo dato parte di noi ai figli di Maya, quel che tu ora vorresti trattenere, quindi le due corde della lira non produrranno più suoni stridenti e stonati.”

SLOKA 5. “Quando risuonerà il primo accordo completamente armonioso, allora tu morirai – perché sei vecchio e manca poco al perfezionamento del tuo lavoro, quindi desisti dalla tua collera e intraprendi il lavoro se vuoi prolungare le tue opere.”


STANZA IX

SLOKA 1. Dall’Oriente, dall’Occidente, dal Nord e dal Sud avanzarono i Quattro Santi. Sul Loro cammino Radunarono i Distruttori che incrociavano il Loro sentiero, e li fecero muovere più velocemente.

SLOKA 2.
Di fronte all’“Anello Invalicabile” si fermarono, e unanimemente piansero davanti a Kwan-Shai-Yin: “Profferisci soltanto una parola, una parola di due sillabe, e noi udremo quella parola entro il velo che ricopre le nostre ali.”

SLOKA 3. Allora a voce alta Kwan-Shai-Yin profferì la parola che scosse i cieli e riaprì il sentiero tra l’ignea Stella rossa e la Stella che era stata liberata dalla sua oscurità.

SLOKA 4.
Disse Egli ai Quattro Santi: “Radunate le vostre legioni e costruite dimore adatte agli Angeli della Voce. Essi guideranno i Figli appena-nati della Volontà e dello Yoga entro il sentiero che ho aperto, affinché possano ripopolare l’ignea Stella rossa con una nuova razza. Dangma aprirà i loro occhi alla gloria della via nascosta.

Hilarion
 Tratto da NexusEdizioni

mercoledì 7 dicembre 2011

ICI PER TUTTI..PER "DIO" NO!!!!!


NO All' I.C.I. pagina FACEBOOK


divisori


Diciamoci la verità, ci eravamo cascati tutti. Compresi quelli come me che dicevano di aver dichiarato guerra all’Italia. Grandi presentazioni, un parterre de roi di lauree, master, incarichi prestigiosi in grandi organizzazioni internazionali, l’eloquio garbato, il loden, le attese ansiose delle persone oneste, le macchine italiane al posto delle tedesche. Poi quasi tre settimane in puro stile democristiano. Incontri con i partititi, i partitini, i gruppuscoli, le scolaresche, le parti sociali, il Papa, la Merkel, Sarkozy, due strani tizi al caffè, mentre tutti aspettavano le “misure impressionanti” tra un misto di timore e di ansia di vedere, finalmente, inculati a sangue quelli che fino ad oggi hanno mangiato, bevuto, ruttato e chiavato alle spalle di un’intera nazione di senza palle.
Tratto da MENTECRITICA


divisori




Ho riflettutto un pò su questa manovra e mi sono chiesta:

Perchè nessun politico si è presentato al Governo?

Pensandoci bene mi è subito venuto in mente un gesto che circa 2000 anni fa ha visto protagonista Ponzio Pilato.

Si, proprio  Ponzio Pilato, perché tutti coloro che erano stati votati dal Popolo Italiano; in un momento così delicato; dovevano assolutamente fare il loro "DOVERE", hanno gettato la spugna e se ne sono lavati le mano, facendoci credere che un Silvio, speculatore  indefesso, abbia rilasciato le dimissioni senza guadagnarci nulla, anzi credo proprio che così abbia salvato la faccia,come l'hanno salvata tutti e dico tutti sia quelli della destra che quelli  della sinistra che del centro.

Dopo tutti i danni arrecati al Paese, dopo averlo smembrato, svenduto, affamato, deturpato non avevano più nessuna possibilità di trovare un rimedio efficace ed efficente, così hanno, o li hanno manipolati dall’alto delle caste, effettuando quest' abile manovra che gli ha permesso in un colpo solo di salvarsi la faccia e il ...culo!

Sono una complottista? Una che vede il marcio anche nelle promesse di salvataggio?

Ebbene si. Finora, nessuno si è veramente esposto ed è  passato dalla parte del Popolo e del Paese.

Nessun  personaggio di nessun “colore”  ha messo mano al proprio portafoglio, bensì sono ancora li parcheggiati dietro le quinte come dei condor in attesa della fine .

A quel punto, potranno rientrare in gioco e passare per salvatori, mentre Noi Comuni Cittadini,  onesti lavoratori, padri e madri di famiglia e non solo, perché c’è chi una famiglia l’ ha persa e chi non può pensare a costruirne una per paura di non farcela, avremmo sopravvissuto  per tirare avanti  sbarcando  il lunario, anzi per pagare, pagare, pagare, e quando si lavora a testa bassa tutti i giorni della settimana e non si riescono a pagare i debiti, questo è segno che siamo più simili alle bestie e arrivati alla soglia dall'essere i BARBONI del III Millennio senza più dignità e possibilità di goderCi le gioie della vita.

Non ho una ricetta valida  per evitare tutto questo.
Se guardo al futuro penso che di  questo passo, saremo sempre più schiavi del sistema e snaturati completamente.
La nostra prigione senza sbarra avrà  mura sempre più spesse, mi vedo sempre più isolata e lontana da quelle che sono le bellezze della vita: i rapporti personali, la famiglia, i figli, la natura, la poesia, l'arte, ecc...  anzi per essere precisa, sono pochissime le persone con cui posso condividere i miei progetti ed ideali, perchè sono in pochi ad aver compreso cosa significhi essere risvegliati, autonomui ed avere una coscienza umanitaria.








Per questi motivi, sono anni che vivo confinata ai margini del sistema.
Per rimanere onesta, ho rifiutato qualsiasi compromesso sociale, politico, religioso.
Ho lasciato un lavoro che prometteva carriera, successo e soldi perché questo significava corrompersi.
Oggi dopo tanto addestramento e pratica, dall'alto della mia emarginazione, osservo triste e malinconica a quello che il mostro chiamato sistema ci offre mentre in cambio ci toglie la libertà e l’anima.
Non penso minimamente che gli altri debbano seguire il mio esempio, anzi, sono fermamente convinta che ognuno debba percorrere il proprio destino e fare la propria parte.
Credo che sia proprio in questa ultima affermazione, semplice e scontata, la ricetta per venirne fuori.
Ricordare perchè siamo venuti al mondo e quale dono portiamo al pianeta e al nostro prossimo. 

Desidero con tutta me stessa che chi muove i fili del mondo si ravveda, che si possa arrivare ad una soluzione senza insurrezioni e sofferenze, ma questo dipende da chi ci rappresenta, perchè sono loro a decidere come vanno le cose, altrimenti, quella che è una richiesta silenziosa di cambiamento si trasformerà, come ci insegna la storia, in una rivoluzione e quando si sposta la massa perchè si è affamato il popolo io vorrei non esserci, perchè OGGI non è più quello il modo di risolvere le "COSE", ma ci sarò per " DIO" se ci sarò, fosse l'ultima cosa che i miei occhi vedono e ricordatevi cari signori che vi verrà tolto ciò che avete sottratto e negato agli uomini di buona volontà!!!

Quindi Carissimi e lo sapete anche VOI che ci siete costati "CARI"...sia come capi politici che come capi religiosi, mettetevi una mano sulla coscienza, se ce ne avete una e fate il vostro DOVERE che è FARE quello che è giusto PER TUTTI e per IL PIANETA che ci ospita VI DICO, come ha fatto in precedenza il Capo Seattle:

 "Non ereditiamo il mondo dai nostri padri,
ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli".
Con questo concludo:
Che Sia Fatta Giustizia Subito e che la ricchezza e l'abbondanza sia ridistribuita equamente in tutto il mondo.
E Così E'.
 LuisLuce
Segue per intero il  discorso che fu fatto dal capo Seattle all’Assemblea Tribale del 1854, in risposta ad una offerta di acquisto che il “Grande Capo” di Washington (Douglas) fece per una vasta area di territorio indiano in cambio di una riserva per il popolo indiano. La risposta del Capo indiano Seattle rimane ancor oggi il più bello e profondo documento ecologico mai scritto!

“Il Grande Capo a Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volontà. Questo è gentile da parte sua perché noi sappiamo che egli ha poco bisogno della nostra amicizia in cambio. Ma noi prenderemo in considerazione la sua offerta. Perché sappiamo che se noi non vendiamo la nostra terra l’uomo bianco può venire con i fucili e prendersela.

Come è possibile comprare o vendere il cielo, il tepore della terra? L’idea è estranea a noi. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potete voi comprarli?

Ogni zolla di questa terra è sacra al il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che scorre nel cavo degli alberi reca con sé la memoria dell’uomo rosso.

I morti dell’uomo bianco dimenticano la loro terra natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa terra meravigliosa, perché essa è la madre dell’uomo rosso. Noi siamo parte della terra e la terra è parte di noi. I fiori profumati sono nostre sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le creste rocciose, il profumo delle praterie, il calore dei pony e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.
Per questo, quando il Grande Capo di Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Il Grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio ove muoverci affinché possiamo vivere confortevolmente fra di noi. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli.
Prenderemo, dunque, in considerazione la sua offerta. Ma non sarà facile. Questa terra è sacra per noi. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solo acqua, è il sangue dei nostri padri. Se vi venderemo la nostra terra, dovete ricordarvi che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni riflesso spirituale nell’acqua chiara dei laghi parla di avvenimenti e di ricordi nella vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, essi ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi venderemo le nostre terre, dovete ricordarvi ed insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovete usare per essi le stesse gentilezze che usereste per un fratello.
L’uomo rosso si è sempre ritirato di fronte all’uomo bianco che avanzava, come la foschia delle montagne corre prima del sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono suolo sacro, e così queste colline, questi alberi, questa parte di terra è per noi consacrata. Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra è uguale ad un’altra, perché è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra tutto quello che gli serve. La terra non è suo fratello ma suo nemico e quando l’ha conquistata passa oltre. Egli abbandona la tomba di suo padre dietro di sé e ciò non lo turba. Rapina la terra ai suoi figli, e non si preoccupa. La tomba di suo padre, il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose da comprare, sfruttare, vendere come si fa con le pecore o con le perline luccicanti. La sua ingordigia divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo deserto.
Io non so. I nostri modi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città provoca dolore agli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò è perché l’uomo rosso è selvaggio e non capisce. Non c’è nessun posto silenzioso nelle città dell’uomo bianco. Nessun luogo ove percepire lo schiudersi delle gemme a primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse è perché io sono un selvaggio e non comprendo. Un assordante frastuono sembra insultare le orecchie. E quale significato ha vivere in quei posti se l’uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane attorno ad uno stagno? Io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia sulla superficie di uno stagno, e l’odore del vento reso terso dalla pioggia meridiana o profumato dal pino pignone.
L’aria è preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose condividono lo stesso respiro: gli animali, gli alberi, gli uomini tutti condividono lo stesso respiro. L’uomo bianco non sembra dare importanza all’aria che respira; come un uomo in agonia da molti giorni egli è intorpidito dal puzzo. Ma se noi vi venderemo la nostra terra dovrete ricordarvi che l’aria per noi è preziosa, che l’aria condivide il suo spirito con tutto ciò che essa fa vivere. Il vento che diede il primo alito ai nostri nonni è lo stesso che raccolse il loro ultimo sospiro. E il vento deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita. E se noi vi venderemo la nostra terra voi la dovete custodire divisa come sacra, come un luogo dove anche l’uomo bianco può andare ad assaggiare il dolce vento che reca le fragranze della prateria.
Così prenderemo in esame la tua offerta di comprare la nostra terra. Se decideremo di accettare io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli.
Io sono un selvaggio e non conosco altro modo. Ho visto migliaia di carcasse di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall’uomo bianco che gli ha sparato da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il “cavallo di ferro” fumante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per vivere.
Che cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali scomparissero, l’uomo morirebbe per la grande solitudine del suo spirito. Perché quello che accade agli animali, presto accadrà all’uomo. Tutte le cose sono collegate tra loro.
Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che calpestano è la cenere dei nostri nonni. Affinché i vostri figli rispettino la terra, dite loro che essa si arricchisce con la dipartita dei nostri congiunti. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri figli: che la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra essi sputano se stessi. Così noi sappiamo. La terra non appartiene all’uomo; l’uomo appartiene alla terra. Così noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come i membri di una famiglia sono legati dallo stesso sangue. Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra accade ai figli della terra. Non è l’uomo che tesse la trama della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a sé stesso.
Persino l’uomo bianco, il cui Dio cammina e dialoga con lui come amico con amico, non può sottrarsi al destino comune. Dopo tutto, possiamo essere fratelli. Vedremo. Una cosa noi sappiamo che forse l’uomo bianco scoprirà un giorno: il nostro Dio è lo stesso Dio. Voi forse pensate che lo possedete come volete possedere la nostra terra; ma non lo potete. Egli è il Dio dell’uomo, e la Sua misericordia è uguale per l’uomo rosso e per l’uomo bianco. La terra è a Lui preziosa e nuocere alla terra è accumulare disprezzo sul suo Creatore.
Anche i bianchi passeranno, forse prima di tutte le altre tribù. Continuate a contaminare i giacigli dei vostri focolari e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.
Ma nel morire risplenderete luminosamente, infiammati dalla forza del Dio che vi ha portato in questa terra e per qualche motivo speciale vi ha dato il dominio su questa terra e sull’uomo rosso. Questo destino è per noi un mistero, perché non capiamo quando tutti i bisonti vengono massacrati, i cavalli selvaggi domati, i luoghi più segreti delle foreste violati da molti uomini e la vista delle colline fiorite rovinata dai fili che parlano. Dov’è il bosco? Andato. Dov’è l’aquila? Andata.
Come dire addio all’agile pony e alla caccia? E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.
Così prenderemo in considerazione la tua offerta di comprare la nostra terra. Se saremo d’accordo dovrai assicurarci la riserva che ci hai promesso. Là, forse, potremo finire i nostri brevi giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra e la sua memoria sarà solo l’ombra di una nube attraverso la prateria, queste spiagge e queste foreste conterranno ancora gli spiriti del mio popolo. Perché essi amano questa terra, come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Quindi se noi vi venderemo la nostra terra amatela come noi l’abbiamo amata. Abbiatene cura come noi ne abbiamo avuta. Conservate nella vostra mente la memoria della terra come è quando la prendete. E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, preservatela per i vostri figli e amatela … come Dio ama tutti noi.
Una cosa noi sappiamo. Il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Nemmeno l’uomo bianco può essere esonerato dal comune destino.
Possiamo essere fratelli, dopo tutto. Vedremo.”